giovedì 19 luglio 2012

Isola di Gorgona. Censura rossa alla livornese

A Livorno c'è un muro rosso. Guai a mettercisi contro. Ti fanno a pezzi. A me è successo per il mio sito web, ingiustamente ancora oscurato per una presunta diffamazione che nessuna aula di tribunale ha mai giudicato. Sono scesi in campo tutti i 'poteri forti' della città labronica, fino a farmi diventare quasi un assassino. Una pietra rotolante che dal niente ti condanna come se fossi un pericoloso terrorista. Una vera violenza giustizialista peggio dei peggior regimi di Pinochet nata all'interno del ministero di Giustizia.
Tutto ha inizio dalla querela di parte di sette persone, mai citate con nome e cognome, che si sono sentite diffamate da poche filastrocche nel sito web degli abitanti di Gorgona www.ilgorgon.eu, che come giornalista e gorgonese porto avanti da anni per non far morire la storia e la realtà del paese di Gorgona. Una diffamazione tutta da dimostrare.
Il pm, Massimo Mannucci, e il Gip, GioacchinoTrovato, e anche il giudice del Riesame Carlo Cardi, accolgono a priori, in base a poche fotocopie di parte, di oscurare preventivamente il sito, senza visionarlo perché quelle filostrocche non ci sono più, senza giudizio e senza contradditorio. Le note su cui si basano sono la denuncia per diffamazione basata sul nulla, una lettera piena di calunnie di alcuni ex gorgonesi che vivono a Livorno, due note faziose del comando della polizia penitenziaria di Gorgona, note di agenti contro la mia persona poi essi stessi messi sotto processo per fatti criminosi. Comune di Livorno e Seconda Circoscrizione gli tengono bordone. E il quotidiano di Livorno 'Il Tirreno' sforna articoli riportando le calunnie, magari su segnalazione di qualche amico del giornalista, senza nemmeno sentire il diretto interessato e senza nemmeno lontanamente pensare di difendere la libertà di informazione, tanto loro non ne fanno alcuna, limitandosi a riportare le veline che gli passa il palazzo o l'amico di turno. Improvvisamente diventi così un pericoloso serial killer.
Il motivo di tutto questo utilizzo di una legge distorta è che non si può e non si deve parlare di quello che succede all'isola di Gorgona. Qualsiasi critica, qualsiasi considerazione, viene ora bollata come diffamazione. Il sito è chiuso e nessuno può controllare se è vero o no. Infatti è tutto falso. Peccato però che centinaia di persone continuano a scrivermi chiedendomi come sia possibile oscurare un sito innocuo che dava notizie esaurienti di carattere geografico e storico su un'isola sconosciuta.
Ma il cerchio della censura rossa alla livornese è ormai chiuso. Tutto deve restare come sempre, in silenzio, senza che nessuno sappia cosa succede veramente all'isola di Gorgona, senza far conoscere gli sprechi, gli illeciti, le inchieste in corso su ammanchi decennali che coinvolgono tutta la contabilità della direzione carceraria, senza far conoscere come il demanio lasci marcire il nostro patrimonio immobiliare, senza spiegare perché ci sono persone che continuano a succhiare i beni dello Stato senza che nessuno dica niente (case del demanio date a poco prezzo a chi non c'è mai e che con l'isola non c'entra niente, venire a pescare con posto barca senza pagare un euro, pensare di essere padroni di cose che sono tutti). E tante altre cose che sul sito in questione erano spiegate nei dettagli. Questo la censura rossa livornese la bolla a priori come diffamazione e oscura come nemmeno in Iran farebbero mai.
Noi, invece, aspettiamo un vero giudizio, alla luce del sole, affinché questo marciume e connivenza venga alla luce e apra gli occhi a tutti.

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