venerdì 19 settembre 2014

Articolo 53 della Costituzione italiana: paga le tasse che i soldi me li pappo io!


Art. 53.
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

DISATTESO!

L'evasione fiscale e il lavoro nero sono dappertutto! Metà degli italiani è senza lavoro e non possono certo pagare le tasse. Le pagano solo chi ha una busta paga. Ma i soldi non vengono ridistribuiti nei servizi per tutti, ma per mantenere uno Stato famelico con stipendi faraonici!

giovedì 18 settembre 2014

Scozia, indipendenti ma non troppo


"La plurisecolare storia del Regno Unito potrebbe giungere a un punto di svolta: giovedì 18 settembre la Scozia sceglie mediante referendum se diventare indipendente. L’esito è incerto, ma gli ultimi sondaggi mostrerebbero un leggero vantaggio dei “no”.


In un ultimo tentativo di convincere gli indecisi a votare contro la secessione, David Cameron, Ed Miliband e Nick Clegg – rispettivamente primo ministro britannico (conservatore), leader del Partito Laburista e leader del Partito Liberal Democratico – hanno firmato un accordo secondo cui in caso di vittoria del “no” all’indipendenza s’impegneranno a conferire più poteri al governo di Edimburgo.


Il colpo di coda britannico non sarà piaciuto al primo ministro scozzese e promotore dell’indipendenza Alex Salmond. Il premier ha scritto una lettera aperta ai suoi concittadini invitandoli a prendersi la responsabilità di votare “sì”, ora che “il futuro è nelle loro mani”.


Salmond ritiene che una Scozia indipendente sarebbe più ricca del resto Regno Unito e potrebbe gestire in maniera più efficiente le tasse, in particolare quelle legate allo sfruttamento delle risorse energetiche nel Mare del Nord. Il premier ha già proposto il 26 marzo 2016 come possibile “giorno dell’indipendenza”.  


Le incognite del “sì”


La secessione della Scozia significherebbe una frattura clamorosae un lungo periodo d’incertezza interna per il Regno Unito, membro permanente del consiglio di sicurezza dell’Onu e potenza nucleare. Dal canto suo la Scozia, non più all’ombra della Union Jack, dovrebbe affrontare una serie di spinose questioni.


Innanzitutto, l’ingresso nell’Onu, nella Nato e nell’Ue. La Scozia dovrebbe fare domanda come ogni altro paese. Procedura dall’esito non scontato. L’ammissione all’Unione Europea, per esempio, potrebbe essere ostacolata da Stati membri come Spagna e Belgio, che devono fare i conti con i rispettivi movimenti indipendentisti.


In secondo luogo, il governo di Edimburgo dovrebbe formare un nuovo esercito. A tal fine ha già proposto un budget militare di 2.5 miliardi di sterline, circa 3 miliardi di euro. Al tavolo negoziale con Londra si dovrebbe discutere il futuro della flotta di sottomarini nucleari britannici che si trova a Faslane che dovrebbe diventare laprincipale base navale della Scozia indipendente. Questa discussione interessa tutta l’Alleanza Atlantica, per cui la Gran Bretagna (e il suo arsenale atomico) è un punto di riferimento.


Inoltre, in caso d’indipendenza Edimburgo vorrebbe creare un’unione monetaria con il Regno Unito e mantenere la sterlina. In questo modo potrebbe prendere le decisioni legate alla valuta insieme alla Bank of England. Uno scenario che Cameron, Miliband, Clegg e il direttore dell’istituto di credito centrale britannico Mark Carney hanno rifiutato.  


Per la Scozia l’ipotesi di usare la sterlina senza che vi sia un’unione monetaria avrebbe molti lati negativi, a cominciare dalla totale dipendenza dalle decisioni della Bank of England. Inoltre, senza un proprio istituto di credito centrale il governo scozzese non potrebbe salvare le banche locali qualora siano a rischio fallimento. Sette anni fa, del resto, la Royal Bank of Scotland (istituto di credito privato di cui ora il governo britannico detiene la maggioranza) è stata salvataproprio grazie ai contributi versati dagli abitanti del Regno Unito.


In alternativa, Edimburgo potrebbe coniare una nuova moneta da gestire in base alle esigenze economiche nazionali. Tuttavia, ciò significherebbe fissare nuovi costi di transazione con il Regno Unito e con l’Unione Europea. La valuta potrebbe esporsi a eccessive fluttuazioni, spingendo le società che offrono servizi finanziari a lasciare il paese. 


L’ultima opzione è adottare l’euro, ma ciò richiederebbe il già citato ingresso nell’Ue nonché il rispetto di ulteriori criteri economici e giuridici.


Salmond ha affermato che in caso di secessione, qualora il Regno Unito non crei un’unione monetaria, la Scozia potrebbe non pagare la sua parte di debito nazionale. Attualmente il debito pubblico netto (quello totale meno le attività finanziarie liquide del governo) del Regno Unito è pari a circa 1.300 miliardi di sterline (1.600 miliardi di euro), il 76.5% del pil. Ottenuta l’indipendenza, la fetta scozzese dovrebbe superare i 143 miliardi di sterline (179 miliardi di euro).


Infine, Londra ed Edimburgo dovrebbero definire i dettagli dello sfruttamento dei giacimenti di petrolio e gas nel Mare del Nord. In queste acque fino a oggi sono stati estratti 40 miliardi di barili di greggio; ne rimarrebbero altri 24 miliardi, corrispondenti a 30-40 anni di produzione. Scozia e Regno Unito dovrebbero stabilire i dettagli legati al suo sfruttamento. A cominciare dalla definizione dei confini marittimi. I due paesi potrebbero servirsi del sistema della linea mediana, già usato per stabilire i diritti di pesca dopo la devolution nel 1999. In sostanza, bisognerebbe tracciare un confine di cui tutti i punti sono equidistanti dalla Scozia e dalla linea di costa del resto del Regno Unito. In tal caso a Edimburgo spetterebbe il controllo del 96% della produzione di greggio offshore e del 52% di quella di gas (in base ai dati del 2011). Il governo scozzese afferma che in tal caso le tasse da riscuotere entro il 2018 per lo sfruttamento del petrolio sarebbero pari a 57 miliardi di sterline (71 miliardi di euro).  Questa cifra in ogni caso non sarebbe sufficiente per ripagare il debito pubblico del paese.


Un negoziato su simili argomenti sarebbe lungo e complesso.


I movimenti indipendentisti e le critiche della Cina


L’esito del referendum è atteso anche dai paesi dove sono presenti movimenti indipendentisti, come Belgio (fiamminghi), Spagna(catalani e baschi), Turchia (curdi) e Ucraina (filo-russi nell’Est). La vittoria del “sì” potrebbe incoraggiare le aspirazioni secessioniste.  


Anche la Cina segue con attenzione la vicenda. Qui alcuni quotidiani - tra cui il Global Times - hanno sottolineato che il referendum è sintomo della forte instabilità del Regno Unito e che la secessione scozzese significherebbe una sconfitta pesante per Cameron.


Qualunque movimento indipendentista è guardato con timore da Pechino, che deve gestire regioni instabili e desiderose d’indipendenza come il Tibet e il Xinjiang. A queste si aggiunge quella di Hong Kong, colonia britannica fino al 1997, cui recentemente il governo centrale ha concesso l’elezione diretta del Chief Executive (il capo del governo locale) tra una rosa di candidati graditi alla leadership cinese. La scelta è stata contestata da una larga parte degli hongkonghesi, che pretendono un sistema politico “genuinamente” democratico in conformità (secondo loro) alla Basic Law, il testo quasi-costituzionale della regione. In seguito, il comitato per gli Affari Esteri del Regno Unito ha aperto un’inchiesta per verificare il rispetto di questo documento e della Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984. L’accordo descrive i termini della restituzione di Hong Kong alla Repubblica popolare e conferisce al governo regionale “un alto livello di autonomia” fino al 2047. Pechino, che considera l’indagine britannica come un’ingerenza nei suoi affari interni, ha approfittato del referendum scozzese per criticare Londra.

A dir la verità non c’era bisogno che i cinesi infilassero il dito nella piaga. L’incertezza dei sondaggi preoccupa non poco Cameron. Qualora vinca il “no”, il premier britannico tirerebbe un sospiro di sollievo perché non passerebbe alla storia come il responsabile della frattura del Regno Unito. Difficilmente il popolo britannico scorderebbe che è stato Cameron a firmare con Salmond l’accordo di Edimburgo, la cornice legale in cui si svolge il referendum. In ogni caso, solo una vittoria netta del “no” potrebbe spegnere - almeno temporaneamente - le aspirazioni secessioniste. Si tratta, al momento, di un’ipotesi improbabile". (da Limes del 18 settembre 2014)

Deve essere garantito un reddito minimo per tutti!

Cari amici,

ho appena creato una nuova petizione e spero vorrete firmarla, si chiama: 
Reddito di cittadinanza in Italia per tutti quelli che ne hanno bisogno!
In Germania, Olanda, Svezia, Norvegia, Finlandia e in quasi tutti i Paesi benestanti già esiste e funziona più che bene!
E' una questione molto importante che riguarda milioni di cittadini abbandonati alla loro sorte.
Senza un reddito, in una società capitalista come la nostra, non sei nessuno, non puoi prendere nessuna decisione, perdi dignitò, perdi tutto.
In questo Stato, non avere un reddito significa scomparire, perché non esiste nessun tipo di sostegno sociale, se non quello di una carità miserevole.
I soldi ci sono! Basta toglierli a chi ce li sta rubando e tra le pieghe dello spreco e dell'evasione.
Insieme possiamo fare la differenza! 
Se la firmerete e poi la condividerete con i vostri amici e contatti, riusciremo presto a ottenere il nostro primo obiettivo di 150.000 firme e potremo cominciare a fare pressione sul Governo e il Parlamento italiano per ottenere il risultato che vogliamo.

Clicca qui ! per saperne di più e per firmare: 
http://www.avaaz.org/it/petition/Governo_italiano_Reddito_di_cittadinanza/?launch

Campagne come questa partono sempre in piccolo, ma crescono se le persone si attivano. Ti prego di prenderti un momento per dare una mano firmando e spargendo subito la voce.
Condividi e diffondi il più possibile!


«In Europa è rimasta soltanto l’Italia senza reddito minimo garantito. Persino la Grecia, che versa in condizioni economiche più drammatiche delle nostre, ha approvato questa fondamentale misura di protezione sociale. Entro questo mese partirà il progetto pilota in 13 comuni greci con dei criteri di assegnazione basati sul reddito e sul patrimonio. 
Mentre Renzi fa una televendita dietro l’altra all’insegna dell’ottimismo propagandistico, in Grecia si è capito che soltanto una concreta solidarietà sociale può davvero risollevare il Paese. Il reddito minimo garantito greco andrà da un minimo di 200 euro a un massimo di 500 euro al mese. Entro la fine del 2015 tutta la Grecia usufruirà del reddito minimo garantito. Anche il governo cipriota ha introdotto il reddito minimo garantito. Siamo davvero rimasti gli unici a non averlo»

Questa, per esempio, era la proposta del M5S, ma ce ne sono anche altre:
 "Del reddito di cittadinanza potrà beneficiarne chiunque abbia perso il lavoro e chi, pur lavorando, non riesca a superare la soglia minima di sopravvivenza: nel primo caso verrà erogato il contributo massimo di 600 euro; nel secondo caso lo Stato provvederà ad integrare il reddito fino a quota 600. L’importo sarà calcolato sulla base del nucleo familiare, ma l’aiuto verrà erogato ad ogni membro. Esempio: una famiglia è composta da due persone, una percepisce un reddito di 400 euro al mese e l’altra non ha entrate. Il primo componente riceverà 200 euro (per arrivare a quota 600), il secondo riceverà il contributo pieno e per ogni figlio a carico aumenterà l’importo del sostegno. Andrà ad integrare anche le pensioni minime .I centri per l’impiego offriranno a chi è disoccupato fino a tre offerte di lavoro “congrue”, ovvero adatte al suo curriculum: “Se uno è laureato in ingegneria non gli si può chiedere di fare il giardiniere”. Al terzo rifiuto, si perde il diritto al reddito".

Firma per liberare l'isola di Gorgona da una burocrazia che la sta uccidendo

La casa dove abito e risiedo all'isola di Gorgona, in piazzetta Borgovecchio 4, ex piazza Cardon, dove un oscuro burocrate mi impedisce da due anni di andare

Da quasi due anni sono vittima di una palese ingiustizia. 
Un burocrate del ministero di giustizia del provveditorato di Firenze mi impedisce, con un semplice atto amministrativo interno, di accedere all'isola di Gorgona, dove sono residente, ho una casa, le mie cose e i miei affetti. Praticamente non ho più un luogo dove stare e sono ramingo per l'Italia. L'atto, unilaterale, è motivato da ragioni di sicurezza per la presenza sull'isola di un colonia penale all'aperto. Un atto che non mi è stato nemmeno mai comunicato ufficialmente e di cui non vogliono darmi ricevuta. Secondo questi burocrati, che prendono anche 20.000 euro al mese per fare queste cose, avrei fatto venire delle persone sull'isola e avrei dato indicazioni sull'uso dei cellulari. Strano, però, che tutte le persone che sono venute, come per chiunque altro abiti quest'isola, siano state autorizzate preventivamente proprio dallo stesso ministero di giustizia e che i cellulari vengano ritirati all'arrivo al molo di sbarco. E', infatti, impossibile sbarcare sull'isola a chiunque senza la dovuta autorizzazione, anche perché non ci sono collegamenti che non siano quelli delle motovedette della polizia penitenziaria che controlla l'isola. Quindi, in realtà, queste motivazioni sono inventate di sana piante e usate per impedirmi di accedere alla mia casa di Gorgona, per togliermi la residenza e, quindi, di conseguenza, la casa. 
Le ragioni? Aver reso noto con il Comitato Abitanti Isola di Gorgona e sul sito creato - chiuso anche questo senza una ragione dimostrata dai magistrati del ministero di giustizia della procura di Livorno (tutto un mondo che sembra alimentarsi da solo per infierire sui semplici cittadini invece di fare giustizia) - di cosa succeddesse veramente nel carcere sull'isola, cioè degli sprechi e delle inefficienze di questa centenaria colonia penale che viene fatta passare come modello, che ha ucciso il paese dei gorgonesi, così come ha fatto sull'isola di Pianosa e dell'Asinara, privando questi luoghi della loro anima ancestrale. E sempre nella stessa identica maniera:la desertificazione del territorio, l'impedimento agli abitanti autoctoni di rimanere e il conseguente abbandono del territorio. Ma il mantenimento della nuda proprietà da parte di un ministero che, poi, utilizza i detenuti per propri fini e sperperi.
Quello, poi, che ancor di più mi sorprende e sconcerta è che nessuno si interessi alla mia vicenda, chiaramente prevaricatrice e pretestuosa, facendomi passare addirittura per un mezzo delinquente. Il Comune di Livorno, vecchio e nuovo, se ne strafrega, anzi su segnalazione della direzione carceraria vogliono anche togliermi la residenza sull'isola, condizione sine qua non per avere una casa ed abitarci, perché io non ci vado, dicono,...e come potrei se me lo impediscono; nessun gorgonese si è fatto avanti per mostrarmi la sua solidarietà; gli organi di stampa, il locale ed istituzionale 'tirreno' in testa, se ne ristrafregano e preferiscono i potenti di turno. Insomma, chi dovrebbe essere il primo a tutelare le ingiustizie patite dao singoli cittadini, sembra invece vada a braccetto con i poteri forti... .
Così io mi ritrovo solo a combattere questa palese ingiustizia. Ho denunciato il provveditore che ha firmato l'atto per abuso di ufficio, ma dubito che la stessa procura che ha avvallato il tutto dia seguito all'esposto; mi sto opponendo al trasferimento di forza della mia residenza, ma non so più dove ce l'ho questa residenza...!
Insomma, io vorrei sapere il perché di questa situazione e quante altre ce ne sono in Italia. Possibile che non si possa mettere fine ad una tale e palese ingiustizia e perseguire chi usa il suo ruolo in un modo così tanto imbecille e pretestuoso, e che non paghi per le cazzate che fa?!?




Da diversi mesi, grazie all'organizzazione internazionale Avaaz, abbiamo dato vita a due nuove ed importanti petizioni. Spero vorrete  firmarle convidendole con noi, con i vostri amici e i vostri conoscenti. La prima petizione si chiama: "Chiudiamo il carcere dell'Isola di Gorgona". La seconda: "No al rigassificatore nel mare del Santuario dei Cetacei". Entrambe riguardano l'isola di Gorgona e il suo mare, nel Santuario dei Cetacei e nel Parco naturale dell'Arcipelago Toscano.


A Gorgona, a sole 19 miglia da Livorno, coesistono una colonia penale ed un paese che sta scomparendo proprio a causa del carcere.
Chiudere questa dispendiosissima prigione a cielo aperto è diventata per gli ultimi abitanti ormai una priorità. O il carcere o i gorgonesi è ormai l'unica scelta da fare per non disperdere per sempre la storia e il patrimonio del villaggio degli antichi pescatori. 
La secolare convivenza tra colonia penale e gli ultimi abitanti è ormai carta straccia. Con dei pretesti normativi legati alla sicurezza del carcere si è arrivati addirittura all'interdizionead alcuni abitanti, da parte del ministero di Giustizia che gestisce la prigione, di accedere al proprio luogo di residenza e alla propria casa. 
L'obiettivo di questi mediocri burocrati, che paghiamo anche 20.000 euro al mese per fare poco e niente, è di spopolare l'isola chiudendola ai civili per poi andarci a fare le vacanze gratis. E' gia successo con la vicina isola di Pianosa, anch'essa in passato sede di un carcere e di un paese. Per questo motivo sono stati anche di nuovo interrotti i collegamenti marittimi pubblici con Gorgona, impedendo di qualsiasi accesso civile all'isola.
Bisogna fermare questo Stato famelico ed incompetente, che passa sopra la vita e gli affetti dei suoi cittadini.
Per firmare clicca qui sotto:
http://www.avaaz.org/it/petition/Chiudiamo_il_carcere_dellIsola_di_Gorgona/?launch

Intanto è già arrivato a Livorno, non lontano dall'isola di Gorgona, un enorme rigassificatore che hanno piazzato proprio all'interno del Santuario dei Cetacei e del Parco dell'Arcipelago Toscano. Inutile dire che tutti gli enti preposti alla salvaguardia di questo territorio non hanno alzato un dito per fermare questa ignominia. Anzi, hanno fatto di tutto per incentivare l'arrivo di questo ecomostro, i cui guadagni andranno in tasca ai promotori dell'iniziativa, mentre le spese saranno pagate invece sulle bollette Enel da tutti i contribuenti italiani.
Il rigassificatore va fermato a tutti i costi perché darebbe un colpo mortale all'ambiente e alla bellezza del Santuario dei Cetacei, oltre ad essere un pericolo per eventuali esplosioni e per l'utilizzo di sostanze chimiche ripulenti. Aspettiamo che il nuovo sindaco pentastellato di Livorno faccia qualcosa dopo decenni di complicità del pd labronico. Per ora il mercato è dalla nostra parte perché nessuno ha fatto un'ordinazione e forse il rigassificatore chiuderà per mancanza di clienti!
Per firmare clicca qui sotto:

mercoledì 17 settembre 2014

Io sono

Ho una cultura pd, voto il M5S, mi riconosco in 'Libertà e Giustizia', sono laico fino al midollo dell'osso, mi sento cittadino del mondo, condivido alla pari tutte le culture e religioni, non amo il sistema dei partiti-lobbies, non amo un'informazione asservita. Chi sono?!?