mercoledì 30 ottobre 2013

Firma per riscoprire le bellezze di Gorgona

Punta Paratella. Da qui si vede, guardando la foto a sinistra, tutta Cala Maestra.


Da diversi mesi ormai, insieme all'organizzazione internazionale Avaaz, abbiamo dato vita a due nuove ed importanti petizioni. Spero vorrete  firmarle convidendole con i vostri amici e conoscenti.
La prima si chiama: "Chiudiamo il carcere dell'Isola di Gorgona".
 La seconda: "No al rigassificatore nel mare del Santuario dei Cetacei".
Forse non tutti sanno che in Italia esiste un'isola chiamata Gorgona, a sole 19 miglia da Livorno, dove coesistono una colonia penale ed un paese che sta scomparendo a causa del carcere.
Chiudere questa dispendiosissima prigione a cielo aperto è diventata per gli ultimi abitanti ormai una priorità. O il carcere o i gorgonesi è ormai l'unica scelta da fare per non disperdere per sempre la storia e il patrimonio del villaggio degli antichi pescatori. 
La secolare convivenza tra colonia penale ed abitanti è ormai carta straccia. Questo significa la morte di Gorgona e dei gorgonesi, per farne un'altra isola desertificata e senza un'anima, come è già successo per Pianosa e l'Asinara.
 Per ora siamo a 98 firme.


Per firmare clicca qui sotto:



Intanto è già arrivato a Livorno, non lontano dall'isola di Gorgona, un enorme rigassificatore che hanno piazzato in mezzo al mare, proprio all'interno del Santuario dei Cetacei e del Parco dell'Arcipelago Toscano. Inutile dire che tutti gli enti preposti alla salvaguardia di questo territori non hanno alzato un dito per fermare questa ignominia. Anzi, hanno fatto di tutto per incentivare l'arrivo di questo ecomostro, i cui guadagni andranno in tasca ai promotori e le spese saranno pagate invece sulle bollette Enel di tutti i contribuenti italiani.
Il rigassificatore va fermato a tutti i costi perché darebbe un colpo mortale all'ambiente e alla bellezza del Santuario dei Cetacei, oltre ad essere un pericolo per eventuali esplosioni e per l'utilizzo di sostanze chimiche. 
Siamo a 83 firme.

Per firmare clicca qui sotto:

http://www.avaaz.org/it/petition/No_al_rigassificatore_nel_mare_del_Santuario_dei_Cetacei/?launch

Lo spettacolo indecente

"Il MoVimento 5 Stelle non ha mai mentito ai cittadini. Ci siamo presentati alle elezioni con 20 punti e un obbiettivo: "Tutti a casa". Abbiamo mantenuto fede a questi impegni, non abbiamo fatto alleanze con chi ha distrutto il Paese negli ultimi vent'anni. Ieri e oggi ero con i cittadini del M5S in Parlamento. Sono degli eroi. Hanno sommerso la Camera e il Senato di proposte: reddito di cittadinanza, rilancio delle PMI, taglio dell'IRAP. Abbiamo rifiutato 42 milioni di euro di rimborsi elettorali come avevano promesso. Ci siamo dimezzati lo stipendio come ci eravamo impegnati a fare. I partiti si sono coalizzati e hanno bloccato tutte le nostre proposte. Hanno aumentato l'IVA, hanno fatto l'ennesima legge truffa sull'abolizione del finanziamento pubblico, stanno violentando la Costituzione. I partiti mentono sistematicamente ai cittadini con la complicità di tutti i mezzi di informazione a iniziare dal servizio pubblico pagato con il canone da tutti gli italiani. Letta, il presidente del consiglio nipote dello zio, ha mentito in diretta televisiva a milioni di persone. Non hanno parole di verità, dicono una cosa e ne fanno un'altra. Oggi i partiti in giunta per il regolamento hanno ribadito di volere il voto segreto per la decadenza di Berlusconi. Con il voto segreto, un abominio, i partiti hanno licenza di mentire senza dover rendere conto a nessuno, come ha fatto il pdmenoelle impallinando Prodi grazie anche ai 55 parlamentari di Renzie.Questa gente è completamente inaffidabile e continua a rinviare qualsiasi decisione. Vogliono rinviare ancora la decadenza di Berlusconi, per ora a dicembre, poi chissà. Paola Taverna ha chiesto il voto il 5 novembre, i partiti compatti hanno rifiutato e rinviato. Li ho visti: ero al Senato. Ho visto una seduta psicoterapica: "riferimenti a regolamenti, interpretazioni, comma 5, comma 8, la retroattività" per oltre mezz'ora. Poi un attimo: mani in alto e voto. Controprova elettronica con Michela, la tastiera per stenotipia elettronica che ha registrato tutto. Una struttura anacronistica aggrappata al nulla. Nessun dialogo è possibile. Noi siamo oltre. Andiamo oltre". (da www.beppegrillo.it)

martedì 29 ottobre 2013

Mou


Firma le petizioni per proteggere l'isola di Gorgona dalla burocrazia e l'inquinamento



Da diversi mesi ormai, insieme all'organizzazione internazionale Avaaz, abbiamo dato vita a due nuove ed importanti petizioni. Spero vorrete  firmarle convidendole con i vostri amici e conoscenti.
La prima si chiama: "Chiudiamo il carcere dell'Isola di Gorgona".
 La seconda: "No al rigassificatore nel mare del Santuario dei Cetacei".
Forse non tutti sanno che in Italia esiste un'isola chiamata Gorgona, a sole 19 miglia da Livorno, dove coesistono una colonia penale ed un paese che sta scomparendo a causa del carcere.
Chiudere questa dispendiosissima prigione a cielo aperto è diventata per gli ultimi abitanti ormai una priorità. O il carcere o i gorgonesi è ormai l'unica scelta da fare per non disperdere per sempre la storia e il patrimonio del villaggio degli antichi pescatori. 
La secolare convivenza tra colonia penale ed abitanti è ormai carta straccia. Questo significa la morte di Gorgona e dei gorgonesi, per farne un'altra isola desertificata e senza un'anima, come è già successo per Pianosa e l'Asinara.
 Per ora siamo a 98 firme.

Per firmare clicca qui sotto:



Intanto è già arrivato a Livorno, non lontano dall'isola di Gorgona, un enorme rigassificatore che hanno piazzato in mezzo al mare, proprio all'interno del Santuario dei Cetacei e del Parco dell'Arcipelago Toscano. Inutile dire che tutti gli enti preposti alla salvaguardia di questo territori non hanno alzato un dito per fermare questa ignominia. Anzi, hanno fatto di tutto per incentivare l'arrivo di questo ecomostro, i cui guadagni andranno in tasca ai promotori e le spese saranno pagate invece sulle bollette Enel di tutti i contribuenti italiani.
Il rigassificatore va fermato a tutti i costi perché darebbe un colpo mortale all'ambiente e alla bellezza del Santuario dei Cetacei, oltre ad essere un pericolo per eventuali esplosioni e per l'utilizzo di sostanze chimiche. 
Siamo a 83 firme.

Per firmare clicca qui sotto:

http://www.avaaz.org/it/petition/No_al_rigassificatore_nel_mare_del_Santuario_dei_Cetacei/?launch

domenica 27 ottobre 2013

Firma per far rivivere l'isola di Gorgona

Casa Brindisi dopo aver preso un bel dentice

Da diversi mesi ormai, insieme all'organizzazione internazionale Avaaz, abbiamo dato vita a due nuove ed importanti petizioni. Spero vorrete  firmarle convidendole con i vostri amici e conoscenti.
La prima si chiama: "Chiudiamo il carcere dell'Isola di Gorgona".
 La seconda: "No al rigassificatore nel mare del Santuario dei Cetacei".
Forse non tutti sanno che in Italia esiste un'isola chiamata Gorgona, a sole 19 miglia da Livorno, dove coesistono una colonia penale ed un paese che sta scomparendo a causa del carcere.
Chiudere questa dispendiosissima prigione a cielo aperto è diventata per gli ultimi abitanti ormai una priorità. O il carcere o i gorgonesi è ormai l'unica scelta da fare per non disperdere per sempre la storia e il patrimonio del villaggio degli antichi pescatori. 
La secolare convivenza tra colonia penale ed abitanti è ormai carta straccia. Questo significa la morte di Gorgona e dei gorgonesi, per farne un'altra isola desertificata e senza un'anima, come è già successo per Pianosa e l'Asinara.
 Per ora siamo a 98 firme.


Per firmare clicca qui sotto:



Intanto è già arrivato a Livorno, non lontano dall'isola di Gorgona, un enorme rigassificatore che hanno piazzato in mezzo al mare, proprio all'interno del Santuario dei Cetacei e del Parco dell'Arcipelago Toscano. Inutile dire che tutti gli enti preposti alla salvaguardia di questo territori non hanno alzato un dito per fermare questa ignominia. Anzi, hanno fatto di tutto per incentivare l'arrivo di questo ecomostro, i cui guadagni andranno in tasca ai promotori e le spese saranno pagate invece sulle bollette Enel di tutti i contribuenti italiani.
Il rigassificatore va fermato a tutti i costi perché darebbe un colpo mortale all'ambiente e alla bellezza del Santuario dei Cetacei, oltre ad essere un pericolo per eventuali esplosioni e per l'utilizzo di sostanze chimiche. 
Siamo a 83 firme.

Per firmare clicca qui sotto:

http://www.avaaz.org/it/petition/No_al_rigassificatore_nel_mare_del_Santuario_dei_Cetacei/?launch

Ciao Lou

giovedì 24 ottobre 2013

Firma per conoscere Gorgona



Da diversi mesi ormai, insieme all'organizzazione internazionale Avaaz, abbiamo dato vita a due nuove ed importanti petizioni. Spero vorrete  firmarle convidendole con i vostri amici e conoscenti.
La prima si chiama: "Chiudiamo il carcere dell'Isola di Gorgona".
 La seconda: "No al rigassificatore nel mare del Santuario dei Cetacei".
Forse non tutti sanno che in Italia esiste un'isola chiamata Gorgona, a sole 19 miglia da Livorno, dove coesistono una colonia penale ed un paese che sta scomparendo a causa del carcere.
Chiudere questa dispendiosissima prigione a cielo aperto è diventata per gli ultimi abitanti ormai una priorità. O il carcere o i gorgonesi è ormai l'unica scelta da fare per non disperdere per sempre la storia e il patrimonio del villaggio degli antichi pescatori. 
La secolare convivenza tra colonia penale ed abitanti è ormai carta straccia. Questo significa la morte di Gorgona e dei gorgonesi, per farne un'altra isola desertificata e senza un'anima, come è già successo per Pianosa e l'Asinara.
 Per ora siamo a 98 firme.

Per firmare clicca qui sotto:



Intanto è già arrivato a Livorno, non lontano dall'isola di Gorgona, un enorme rigassificatore che hanno piazzato in mezzo al mare, proprio all'interno del Santuario dei Cetacei e del Parco dell'Arcipelago Toscano. Inutile dire che tutti gli enti preposti alla salvaguardia di questo territori non hanno alzato un dito per fermare questa ignominia. Anzi, hanno fatto di tutto per incentivare l'arrivo di questo ecomostro, i cui guadagni andranno in tasca ai promotori e le spese saranno pagate invece sulle bollette Enel di tutti i contribuenti italiani.
Il rigassificatore va fermato a tutti i costi perché darebbe un colpo mortale all'ambiente e alla bellezza del Santuario dei Cetacei, oltre ad essere un pericolo per eventuali esplosioni e per l'utilizzo di sostanze chimiche. 
Siamo a 83 firme.

Per firmare clicca qui sotto:

http://www.avaaz.org/it/petition/No_al_rigassificatore_nel_mare_del_Santuario_dei_Cetacei/?launch

martedì 22 ottobre 2013

Firma e Gorgona sarà libera



Da qualche mese, insieme all'organizzazione internazionale Avaaz, sono partite due nuove ed importanti petizioni. Spero vorrete  firmarle convidendole con i vostri amici e conoscenti.
La prima si chiama: "Chiudiamo il carcere dell'Isola di Gorgona".
 La seconda: "No al rigassificatore nel mare del Santuario dei Cetacei".
Forse non tutti sanno che in Italia esiste un'isola chiamata Gorgona, a sole 19 miglia da Livorno, dove coesistono una colonia penale ed un paese che sta scomparendo a causa del carcere.
Chiudere questa dispendiosissima prigione a cielo aperto è diventata per gli ultimi abitanti ormai una priorità. O il carcere o i gorgonesi è ormai l'unica scelta da fare per non disperdere per sempre la storia e il patrimonio del villaggio degli antichi pescatori. 
La secolare convivenza è ormai carta straccia grazie all'attuale direttrice del carcere Maria Grazia Giampiccolo che, abusando dell'autorità che gli concede il ministero di Giustizia, è arrivata addirittura ad impedire lo sbarco ad alcuni gorgonesi che abitano stabilmente sull'isola. 
Questo, insieme ad altre mille prevaricazioni ed ingiustizie della colonia penale sul paese, significa la morte di Gorgona e dei suoi abitanti originari, per farne un'altra isola desertificata e senza un'anima, come è già successo per Pianosa e l'Asinara.
 Per ora siamo a 98 firme.


Per firmare clicca qui sotto:



Intanto è già arrivato a Livorno, non lontano dall'isola di Gorgona, un enorme rigassificatore che hanno piazzato in mezzo al mare, proprio all'interno del Santuario dei Cetacei e del Parco dell'Arcipelago Toscano. Inutile dire che tutti gli enti preposti alla salvaguardia di questo territorio, e che magari vietano di pescare con la canna agli abitanti delle isole, non hanno alzato un dito (tutti stipendiati da noi: Parco dell'Arcipelago Toscano, Comune di Livorno, Provincia di Livorno, Regione Toscana, ministero dell'Ambiente, Governo). Anzi, hanno fatto di tutto per incentivare l'arrivo di questo ecomostro, i cui guadagni andranno in tasca ai promotori e le spese saranno pagate invece dalle bollette di tutti i contribuenti italiani... .
Questa iniziativa va fermata a tutti i costi perché darebbe un colpo mortale all'ambiente e alla bellezza di questi posti, oltre ad essere un pericolo per eventuali esplosioni e per l'utilizzo di sostanze chimiche. 
Siamo a 83 firme.

Per firmare clicca qui sotto:

http://www.avaaz.org/it/petition/No_al_rigassificatore_nel_mare_del_Santuario_dei_Cetacei/?launch

sabato 19 ottobre 2013

L'isola di Gorgona può rinascere. Firma la petizione



Da qualche mese, insieme all'organizzazione internazionale Avaaz, sono partite due nuove ed importanti petizioni. Spero vorrete  firmarle convidendole con i vostri amici e conoscenti.
La prima si chiama: "Chiudiamo il carcere dell'Isola di Gorgona".
 La seconda: "No al rigassificatore nel mare del Santuario dei Cetacei".
Forse non tutti sanno che in Italia esiste un'isola chiamata Gorgona, a sole 19 miglia da Livorno, dove coesistono una colonia penale ed un paese che sta scomparendo a causa del carcere.
Chiudere questa dispendiosissima prigione a cielo aperto è diventata per gli ultimi abitanti ormai una priorità. O il carcere o i gorgonesi è ormai l'unica scelta da fare per non disperdere per sempre la storia e il patrimonio del villaggio degli antichi pescatori. 
La secolare convivenza è ormai carta straccia grazie all'attuale direttrice del carcere Maria Grazia Giampiccolo che, abusando dell'autorità che gli concede il ministero di Giustizia, è arrivata addirittura ad impedire lo sbarco ad alcuni gorgonesi che abitano stabilmente sull'isola. 
Questo, insieme ad altre mille prevaricazioni ed ingiustizie della colonia penale sul paese, significa la morte di Gorgona e dei suoi abitanti originari, per farne un'altra isola desertificata e senza un'anima, come è già successo per Pianosa e l'Asinara.
 Per ora siamo a 98 firme.


Per firmare clicca qui sotto:



Intanto è già arrivato a Livorno, non lontano dall'isola di Gorgona, un enorme rigassificatore che hanno piazzato in mezzo al mare, proprio all'interno del Santuario dei Cetacei e del Parco dell'Arcipelago Toscano. Inutile dire che tutti gli enti preposti alla salvaguardia di questo territorio, e che magari vietano di pescare con la canna agli abitanti delle isole, non hanno alzato un dito (tutti stipendiati da noi: Parco dell'Arcipelago Toscano, Comune di Livorno, Provincia di Livorno, Regione Toscana, ministero dell'Ambiente, Governo). Anzi, hanno fatto di tutto per incentivare l'arrivo di questo ecomostro, i cui guadagni andranno in tasca ai promotori e le spese saranno pagate invece dalle bollette di tutti i contribuenti italiani... .
Questa iniziativa va fermata a tutti i costi perché darebbe un colpo mortale all'ambiente e alla bellezza di questi posti, oltre ad essere un pericolo per eventuali esplosioni e per l'utilizzo di sostanze chimiche. 
Siamo a 83 firme.

Per firmare clicca qui sotto:

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Comoé


venerdì 18 ottobre 2013

In Italia nemmeno i morti trovano pace



"Ieri ne hanno sepolti 385. Sono le vittime del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre. Senza un fiore. Senza una lapide. Senza una cerimonia come si deve. In attesa di un mezzo funerale di Stato, facile da promettere il primo giorno, quello dello sgomento, facilissimo da dimenticare - come hanno fatto Letta, Alfano, la Bonino - due settimane dopo.  
Senza più tv. Senza più un Barroso in passerella e nemmeno una Boldrini. In un buio gelido come quello del mare che li ha ingoiati - eritrei e siriani - per restituirli gonfi, a brandelli, senza identità. La fine perfetta di una non storia, fatta di non uomini, di non donne, soprattutto di non bambini. Numeri macinati a caso nello stomaco dell’universo. Scarti. Senza neanche la differenziata.  

Cinque di loro, i più fortunati, li hanno tumulati nel cimitero di Sambuca di Sicilia, dove il Comune ha messo a disposizione un pezzo del camposanto. È venuto il sindaco, Leo Ciaccio, e anche una ventina di profughi, la metà dei quali sopravissuti al disastro.  

Chi erano i cinque? E chi lo sa. Si sa solo bisognava metterli sotto terra in fretta. Prima che portassero malattie. Appestati. Sono stati i medici a spingere perché si accelerasse. C’è stata anche una cerimonia funebre vera, con tanto di sacerdote. Gli uomini e le donne, vestite a lutto, erano farfalle nere che andavano e venivano in piroette miopi, piangendo connazionali presunti. Qualcuno è anche svenuto, ascoltando la voce stridula di stormi di gabbiani evasi dalle nuvole. Ma almeno c’è stato un canto, un «Dio vi benedica».  

A Piano di Gatta, ancora Agrigento, dove le bare sotterrate erano 85, è andato tutto molto più veloce, come se le autorità di ogni ordine e grado avessero paura di venire inseguiti da defunti che non riescono più nemmeno a trovare i vicoli da cui sono venuti. Ma forse erano già fantasmi alla nascita. 

Le casse le hanno infilate in cinque cappelle di cemento grezzo. Il guardiano del cimitero ha detto: «Non ne avevo mai viste tante insieme». Non c’erano targhette a distinguerle. Solo numeri. Con un pennarello li hanno segnati sul muro. Qui, a sinistra, ci sono il 6, il 23 e il 98. Chi non li volesse piangere può sempre giocarli al lotto.  

Enzo Billaci, che vive da sempre a Lampedusa e fa l’assessore alla pesca, chiede: «Ma che cos’è diventata l’Italia?». Un posto talmente opaco e micragnoso che neppure gli immigrati ci vogliono stare. Rifiutano i riconoscimenti. Sognano di scappare in Svezia. O in Inghilterra. Solo i morti sono costretti a subire. «Quando ho visto le braccia meccaniche della navi portare via a due a due le bare bianche dei bambini, mi si è crepato il cuore. Neanche i container del pesce si spostano così. Mi sono vergognato». Anche il suo sindaco, Giusi Nicolini, si è vergognata. «Non volevano fargli il funerale di Stato? Potevamo fargli almeno noi quello di Paese».  

In verità un saluto pubblico, senza bare, senza corpi, senza senso, ma con le bandiere tricolore - «alla presenza dei rappresentanti del Governo e delle istituzioni», recita un bislacco comunicato del Viminale - si farà lunedì 21. Ad Agrigento. Al molo turistico. A posteriori. Per fare finta di avere pietà. «Lampedusa ha rispetto di chi arriva. Vedendo le bare ho pensato a quelli che abbiamo salvato in vent’anni. Migliaia. Chissà se lo stesso rispetto ce l’ha il ministero dell’Interno», sussurra Giusi Nicolini. È stremata. E rimane sul molo con gli occhi bassi per cinque minuti che sembrano cinque ore.  

Un po’ di casse le hanno portate a Canicattì. Altre a Caltanissetta. Pochi ignoti fortunati sono finiti nelle tombe private delle famiglie Scolaro e Gelardi. Cittadini qualunque, che hanno pensato: se non lo fa lo Stato lo facciamo noi. Alcuni li hanno lasciati al cimitero di contrada Farello. A Gela. Ad attenderli c’era un prete. E persino un imam. Li hanno seppelliti verso la Mecca. Poco importa sapere se in mezzo ci fossero dei cristiani. «Queste persone sono venute dal mare con la speranza di vivere, ma scappando dalla guerra hanno incontrato la morte, per volontà di Dio e per colpa dell’uomo che ha chiuso le frontiere», ha detto Mufid Abu Taq. E una donna grassa, che respirava con la bocca, esalando un lamento lieve e continuo, all’improvviso si è messa a gridare. Ed è stato come se tutte le urla dei suoi precedenti sessant’anni di vita fossero state solo un allenamento per questa straziante sfuriata".  (da La Stampa.it)

Se firmi Gorgona tornerà a vivere





Da qualche mese, insieme all'organizzazione internazionale Avaaz, sono partite due nuove ed importanti petizioni. Spero vorrete  firmarle convidendole con i vostri amici e conoscenti.
La prima si chiama: "Chiudiamo il carcere dell'Isola di Gorgona".
 La seconda: "No al rigassificatore nel mare del Santuario dei Cetacei".
Forse non tutti sanno che in Italia esiste un'isola chiamata Gorgona, a sole 19 miglia da Livorno, dove coesistono una colonia penale ed un paese che sta scomparendo a causa del carcere.
Chiudere questa dispendiosissima prigione a cielo aperto è diventata per gli ultimi abitanti ormai una priorità. O il carcere o i gorgonesi è ormai l'unica scelta da fare per non disperdere per sempre la storia e il patrimonio del villaggio degli antichi pescatori. 
La secolare convivenza è ormai carta straccia grazie all'attuale direttrice del carcere Maria Grazia Giampiccolo che, abusando dell'autorità che gli concede il ministero di Giustizia, è arrivata addirittura ad impedire lo sbarco ad alcuni gorgonesi che abitano stabilmente sull'isola. 
Questo, insieme ad altre mille prevaricazioni ed ingiustizie della colonia penale sul paese, significa la morte di Gorgona e dei suoi abitanti originari, per farne un'altra isola desertificata e senza un'anima, come è già successo per Pianosa e l'Asinara.
 Per ora siamo a 98 firme.


Per firmare clicca qui sotto:



Intanto è già arrivato a Livorno, non lontano dall'isola di Gorgona, un enorme rigassificatore che hanno piazzato in mezzo al mare, proprio all'interno del Santuario dei Cetacei e del Parco dell'Arcipelago Toscano. Inutile dire che tutti gli enti preposti alla salvaguardia di questo territorio, e che magari vietano di pescare con la canna agli abitanti delle isole, non hanno alzato un dito (tutti stipendiati da noi: Parco dell'Arcipelago Toscano, Comune di Livorno, Provincia di Livorno, Regione Toscana, ministero dell'Ambiente, Governo). Anzi, hanno fatto di tutto per incentivare l'arrivo di questo ecomostro, i cui guadagni andranno in tasca ai promotori e le spese saranno pagate invece dalle bollette di tutti i contribuenti italiani... .
Questa iniziativa va fermata a tutti i costi perché darebbe un colpo mortale all'ambiente e alla bellezza di questi posti, oltre ad essere un pericolo per eventuali esplosioni e per l'utilizzo di sostanze chimiche. 
Siamo a 83 firme.

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Il governicchio degli ominidi



Hanno fatto un governicchio per far vedere che abbiamo un governo, che abbiamo stabilità. Questo ci servirà per mostrare che faremo le riforme, per avere la presidenza Ue, per farci vedere a colazione con Obama. Non importa che questo governicchio di ominidi sia sempre composto dalle stesse facce demcristiane di sempre, non importa che perpetui gli sprechi di sempre e i privilegi di pochi, non importa che sia pieno di nani e ballerine, non importa che sia per la metà ideato e composto dallo screditato ex cavaliere di Arcore e dai suoi bravi. Secondo Napolitano, l'importante è fare vedere al mondo che siamo stabili ed abbiamo un governo. Non importa se non è quello che la maggior parte degli italiani vorrebbe, se non è quello del cambiamento, se non è quello che dovrebbe rifondare la nostra società. Anzi, con questo stesso governicchio di parassiti nominati da pochi partiti lobbisti si vuole addirittura riscrivere la Costituzione, con dei cosiddetti saggi che avrebbero addirittura truccato dei concorsi univeristari. Figuriamoci cosa faranno della nostra carta costituzionale. Un governo a tutti i costi, nel nome di un'emergenza inventata, con l'attacco sistematico a chi tocca il Quirinale e lo status quo, con la calunnia sistematica dei media e della tv pubblica a chi non si allinea su questo schema assurdo. Insomma, l'imperativo è perpetuare gli impresentabili, perpetuare una casta che vive una vita dorata con i soldi pubblici, che continua a sprecare enormi risorse in un pubblico sprecone. Mentre l'Italia agonizza loro parlano di stabilità fittizia.

giovedì 17 ottobre 2013

L'armonia perduta



Forse la base di una nostra possibile infelicità è aver messo l'uomo al centro della Terra. Una visione distorta che, oltre a condannare le altre specie viventi ad una vita crudele al nostro servizio, condanna anche noi a vivere in una gabbia appparentemente dorata ma che sa tanto di prigione irrespirabile. Basta guardare le nostre vite chiuse nel cemento e nelle lamiere, allevamenti di polli condannati a crescere per essere mangiati da noi, mucche e cavalli chiusi in piccoli recinti tutta la vita, maiali che nascono solo per nutrirci, pesci da mettere in un acquario come non fossero un'altra specie vivente come la nostra. Questa visione omocentrica, che noi chiamiamo civiltà e che riconosciamo dalla storia e dalle scoperte che ci danno il benessere, uccidono le altre specie, ci rinchiudono in un mondo senza senso teso al nulla, impedendoci di godere di quello che ci viene donato per un breve lasso di tempo. Poi, per consolarci e dare un significato alla nostra vita ci inventiamo anche una religione, per la quale magari ci uccidiamo anche l'un l'altro. Una vera follia in cui siamo completamente immersi, che apprendiamo anche nelle nostre scuole.

Se firmi Gorgona potrà salvarsi dall'oblìo



Da qualche mese, insieme all'organizzazione internazionale Avaaz, sono partite due nuove ed importanti petizioni. Spero vorrete  firmarle convidendole con i vostri amici e conoscenti.
La prima si chiama: "Chiudiamo il carcere dell'Isola di Gorgona".
 La seconda: "No al rigassificatore nel mare del Santuario dei Cetacei".
Forse non tutti sanno che in Italia esiste un'isola chiamata Gorgona, a sole 19 miglia da Livorno, dove coesistono una colonia penale ed un paese che sta scomparendo a causa del carcere.
Chiudere questa dispendiosissima prigione a cielo aperto è diventata per gli ultimi abitanti ormai una priorità. O il carcere o i gorgonesi è ormai l'unica scelta da fare per non disperdere per sempre la storia e il patrimonio del villaggio degli antichi pescatori. 
La secolare convivenza è ormai carta straccia grazie all'attuale direttrice del carcere Maria Grazia Giampiccolo che, abusando dell'autorità che gli concede il ministero di Giustizia, è arrivata addirittura ad impedire lo sbarco ad alcuni gorgonesi che abitano stabilmente sull'isola. 
Questo, insieme ad altre mille prevaricazioni ed ingiustizie della colonia penale sul paese, significa la morte di Gorgona e dei suoi abitanti originari, per farne un'altra isola desertificata e senza un'anima, come è già successo per Pianosa e l'Asinara.
 Per ora siamo a 98 firme.


Per firmare clicca qui sotto:



Intanto è già arrivato a Livorno, non lontano dall'isola di Gorgona, un enorme rigassificatore che hanno piazzato in mezzo al mare, proprio all'interno del Santuario dei Cetacei e del Parco dell'Arcipelago Toscano. Inutile dire che tutti gli enti preposti alla salvaguardia di questo territorio, e che magari vietano di pescare con la canna agli abitanti delle isole, non hanno alzato un dito (tutti stipendiati da noi: Parco dell'Arcipelago Toscano, Comune di Livorno, Provincia di Livorno, Regione Toscana, ministero dell'Ambiente, Governo). Anzi, hanno fatto di tutto per incentivare l'arrivo di questo ecomostro, i cui guadagni andranno in tasca ai promotori e le spese saranno pagate invece dalle bollette di tutti i contribuenti italiani... .
Questa iniziativa va fermata a tutti i costi perché darebbe un colpo mortale all'ambiente e alla bellezza di questi posti, oltre ad essere un pericolo per eventuali esplosioni e per l'utilizzo di sostanze chimiche. 
Siamo a 83 firme.

Per firmare clicca qui sotto:

http://www.avaaz.org/it/petition/No_al_rigassificatore_nel_mare_del_Santuario_dei_Cetacei/?launch

Child in time


mercoledì 16 ottobre 2013

Stamina, con un governo e un ministro incompetente e lobbista, ci si affida al Papa


"Papa Francesco ha telefonato ai genitori di due bambini che chiedono che i loro figli siano curati con il metodo Stamina. Ad affermarlo sono i genitori del bambino, nel programma "Le Iene" e in un'intervista al quotidiano abruzzese "Il Centro". "Ho scritto una lettera accompagnata da una foto di Chantal - dice la madre della bambina di un anno, che ha ottenuto in sede giudiziaria per la figlia le infusioni con le cellule del metodo Stamina - ed ho raccontando della nostra situazione disperata, chiedendo se lui potesse fare qualcosa. Il giorno prima del suo viaggio ad Assisi il Papa mi ha chiamato: mi ha chiesto come stava mia figlia ed ha aggiunto che avrebbe chiamato di nuovo per sapere come sta Chantal".

Dossier Il metodo Stamina

Secondo quanto riportato nel servizio tv delle "Iene", il Papa avrebbe detto alla donna che "prega tanto per la mia bambina e per tutti gli altri bambini malati". "Sono sicura che il Papa non ci abbandonerà...", dice la madre. Anche il padre di Noemi, 16 mesi, anche lei in attesa di risposta alla richiesta di infusione del metodo Stamina, ha raccontato al programma di Italia 1 di aver ricevuto la telefonata di Papa Francesco. "Cosa posso fare per voi?, ci ha chiesto. Io gli ho spiegato che non è giusto che un ospedale abbia liste d'attesa così lunghe, con già alcuni bambini morti e che non vorrei che la prossima sia Noemi. 'Padre non ci abbandoni', gli ho chiesto". "Io non vi abbandono" avrebbe risposto Bergoglio, secondo il racconto dell'uomo. Il Papa avrebbe aggiunto: "Parlerò con il ministero della Salute, prego per Noemi e prego per voi". Poi il padre di Noemi ha aggiunto: "Alle 19:30 mi ha richiamato il segretario del Pontefice, e mi ha detto che Papa Francesco alle 19 si è messo in preghiera per Noemi".

Interpellato sulle telefonate di Papa Francesco alle due famiglie, padre Federico Lombardi, capo della sala stampa vaticana, conferma la chiamata, in particolare alla mamma di Chieti, ma smentisce "nel modo più assoluto" che Bergoglio abbia fatto alcun riferimento alla linea del ministero della Salute.

Intanto, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, è tornata a parlare dello stop alla sperimentazione deciso dal ministero sulla base del parere del comitato scientifico che ha bocciato il metodo promosso da Davide Vannoni in quanto privo di basi scientifiche e potenzialmente pericoloso per i malati.

"La politica - ha detto Lorenzin a 'Tg2 insieme' - non doveva entrare nella vicenda Stamina. E' stato un grandissimo errore portarla in Parlamento. Non si può politicizzare e costruire consenso intorno alle malattie delle persone. Tutto doveva rimanere nell'alveo del mondo scientifico. Ci sono regole - ha aggiunto il ministro - che sono a tutela dei pazienti e a tutela della verità scientifica. Ogni giorno vengono fatte scoperte straordinarie rispettando queste regole, e un politico, che non ha una base biologica e medica, non può esprimere un giudizio. Può farsi guidare dalle emozioni o dalla ricerca di consenso. E credo che questo sia un errore. La politica può vigilare che le regole che vengono applicate siano giuste".

Ieri, parlando in tv ospite della "Vita in diretta", Lorenzin aveva detto, tra l'altro, che anche dall'esame delle cartelle cliniche dei pazienti in trattamento agli Spedali civili di Brescia non ermergono dati positivi: "Sono state esaminate, ed ho chiesto che vengano ulteriormente analizzate, ma non è emerso alcun tipo di miglioramento", aveva detto il ministro. Il metodo Stamina, aveva sottolineato Beatrice Lorenzin, "non è una cura compassionevole ma un trattamento. La cura compassionevole richiede che un farmaco non sia insicuro per i pazienti e abbia superato almeno la fase 1 di sperimentazione. Questo trattamento non solo non ha superato alcuna sperimentazione, ma è stato anche accertato essere insicuro".

Le iniziative delle famiglie dei malati, nel frattempo, proseguono. Dopo la manifestazione di Firenze, oggi un'altra è stata promossa a Milano, davanti al Pirellone. Un gruppo di circa cento manifestanti pro Stamina ha bloccato per qualche minuto via Fabio Filzi, davanti alla sede della Regione Lombardia. Al presidio partecipano il Comitato pro stamina Lombardia, l'associazione Alleanza italiana e vari gruppi provenienti anche da altre regioni. I manifestanti hanno steso sul marciapiede alcuni bambolotti coperti da lenzuola e piccole bare bianche, in segno di protesta. Chiedono lo sblocco e il proseguimento dei carotaggi per i pazienti in lista d'attesa agli Spedali Civili di Brescia e il proseguimento delle cure compassionevoli". (dalla Repubblica.it)