giovedì 24 marzo 2011

Il Comitato per la pace invia i primi soldi in Costa d'Avorio. L'Onu intervenga prima che sia troppo tardi


Oggi il Comitato per la pace in Costa d'Avorio ha inviato i primi soldi (pochi, ma laggiù sono tanti) per aiutare la popolazione ad andare avanti in attesa di tempi migliori. Li abbiamo spediti per ora nella zona dei parenti di mia moglie, che dovrebbero utilizzarli per un piccolo borgo nel centro del Paese, di cui preferiamo non fare il nome per evitare possibili rappresaglie o ruberie. L'unico mezzo per inviare soldi in Costa d'Avorio in questo momento è una finanziaria senegalese, la 'money express on line' (tipo western union), che riesce ancora a mantenere contatti in zone difficili dell' Africa ed alcune altre parti del mondo (a Roma c'è solo una sede a via Casal del Marmo 108 D, ma ce ne sono altre anche in altre città dItalia, basta guardare sul sito (http://www.money-express.com/). Serviranno per comprare soprattutto del cibo che ormai scarseggia. Chi vuole partecipare lo può anche fare direttamente utilizzando lo stesso mezzo usato da noi (magari gli potremo indicare degli obiettivi precisi), o fidarsi di noi, versando qualsiasi cifra sul conto corrente postale numero 40843039 (it10m0760103200000040843039), intestato a Brindisi Antonio, causale 'Comitato per la pace in Costa d'Avorio', che poi penseremo ad inviare dove necessita o dove conosciamo. Hillary Clinton, responsabile della politica estera americana, ha spiegato oggi (28 marzo 2011 su 'La Repubblica') perché c'è stato un intervento in Libia e non in Costa d'Avorio o il Bahrein. Ha detto testualemente la Clinton: "In Libia si era arrivati ad un punto di non ritorno quando Gheddafi aveva dichiarato di voler sterminare la sua popolazione. In Costa d'Avorio e in altri Paesi siamo a un livello di intensità più bassa". Io non sono d'accordo e credo che anche in Libia bisognava intervenire prima. Chi vuole deve invece sensibilizzare in tutte le sedi possibili affinché l'Onu intervenga a porre fine ad una stupida guerra civile in Costa d'Avorio, ristabilendo i giusti equilibri in un Paese che non merita questo destino.




"Today the Committee for Peace in the Ivory Coast has sent the first money (not much, but down there it's a lot) to help the population go forward as they await better times. We sent them for now in the area of my wife's relatives, who should use them for a little town in the centre of the country which we would prefer not to name to avoid possible reprisals or theft. The only way to send money to the Ivory Coast at the moment is a Senegalese finance company, 'money express on line' (similar to Western Union) which still manages to maintain contexts in difficult areas of Africa and some other parts of the world (there is only one head office in Rome, via Casal del Marmo 108D, but there are also others in other Italian cities, just look on the website ( http://www.facebook.com/l/0b2b9/www.money-exoress.com). It will be used to buy food more than anything, which is scarce nowadays. Anyone who wants to participate can do so directly by using the same method we use (maybe we can give you precise objectives), or trust us by paying any amount to the current postal account number 40843039 (iban it10m0760103200000040843039), in the name of Brindisi Antonio, reference "Comitato per la pace in Costa d'Avorio', and then we shall send it where we know it's needed. Then, anyone who wants to can raise awareness so that the UN can intervene and end a stupid civil war, re-establishing the fair equiibrium in a country that doesn't deserve this fate.



"Ormai a fuggire sono più di un milione di persone. Un esodo di massa dalla capitale della Costa D'Avorio, che si spopola mentre lungo le strade delle municipalità a nord della città, Abobo, Treshville, Yopougon, le milizie armate fedeli ai due presidenti che si contendono la vittoria elettorale, continuano a far suonare le armi pesanti. I due presidenti in lotta. Da una parte, i gruppi fedeli a Laurent Gbagbo, presidente uscente il quale - secondo le autorità internazionali - avrebbe vinto per aver reso nulli i voti di 8 dipartimenti elettorali, per un totale di 600 mila voti; dall'altra Alassane Ouattara, con forti consensi al Nord del paese e che, invece, sarebbe stato indicato come vero vincitore. Il risultato è che il paese è spaccato in due, con Gbagbo, che ancora può contare dell'appoggio dell'esercito e che continua, di fatto a governare, mentre il suo avversario è costretto a continuare la sua battaglia rinchiuso in una stanza dell'Hotel du Golfe ad Abidjan. Il bilancio delle vittime civili. Secondo le Nazioni Unite, sarebbero al momento 462, mentre sparatorie, colpi di mortaio, esplosioni diffondono la paura di una guerra totale, tanto da formare un fiume di gente che fugge, con i fagotti e quel poco che si riesce a portar via, verso luoghi più sicuri. Si scappa ad Est e a Ovest. C'è chi fugge, a est, verso il Ghana, o a ovest, verso la Liberia. Oppure chi si limita a tornare nei villaggi d'origine, lontani da Abidjan, metropoli di 5 milioni di abitanti, dal destino tipico delle metropoli africane, quello cioè di aver subito un inurbamento massiccio con l'arrivo di un'umanità di diseredati delle zone rurali, in cerca di soluzioni per sopravvivere. Prezzi in aumento, banche chiuse. Sul terreno opera anche l'UNHCR 4, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, che riferisce testimonianze di famiglie in fuga, appunto perché temono di essere coinvolte nei combattimenti ed essere colpite da pallottole vaganti. Altre persone denunciano gravi difficoltà finanziarie, in quanto disoccupati o anche per la chiusura delle banche e delle attività commerciali. Il prezzo dei beni alimentari è salito e nei mercati il cibo scarseggia. L'aumento dei prezzi riguarda anche il trasporto pubblico. Le fermate degli autobus sono piene di persone disperate in cerca di un posto a sedere su autoveicoli diretti verso le zone settentrionali, orientali e centrali del paese, dove ancora la situazione appare tranquilla. Saccheggi, stupri, uccisioni. Nel frattempo, però, a Ovest del paese, nelle regioni più prossime al confine della Liberia, gli scontri armati dilagano, provocando così ulteriori sfollati. La gente di Blolequin, Guiglo, Duekoué e Toulepleu ha abbandonato i villaggi a causa dei combattimenti. Nelle zone in guerra tra Blolequin e Guiglo si sono verificati saccheggi, stupri ed uccisioni di civili commesse da mercenari o altri gruppi armati non identificati. A Guiglo l'ufficio dell'UNHCR è stato saccheggiato da uomini armati non identificati che hanno portato via tre autovetture e due moto, maanche tutta l'attrezzatura dell'ufficio ed i mobili. Anche altreorganizzazioni internazionali hanno subito furti di autoveicoli. Nella vicina Liberia. Sempre l 'UNHCR ha registrato 62.099 nuovi arrivi dal 24 febbraio, da aggiungere ai 39,784 già registrati. La maggior parte dei rifugiati cercano sicurezza nel Nimba County. Tuttavia questa settimana molti altri si sono diretti verso il Grand Gedeh County, piu a Sud. Soltanto nella giornata di martedì, più di 6.000 ivoriani sono entrati nella regione e si sono stabiliti nelle aree remote intorno a Janzon, Tuzon e Sweaken, compresi quei villaggi impossibili da raggiungere in macchina. I nuovi arrivati sono fuggiti da Blolequin". (La Repubblica)


"El número de desplazados internos en Costa de Marfil se ha multiplicado por cinco y el número de personas que busca refugio en países vecinos lo ha hecho por dos. En total, 380.000 personas se han visto obligadas a dejar sus hogares desde mediados de diciembre, cuando comenzaron los enfrentamientos entre los partidarios del presidente saliente, Laurent Gbagbo, proclamado por la Corte Constitucional del país que rechaza abandonar el poder, y el presidente electo según la comunidad internacional, Alassane Ouattara. La ONU alerta de que “la situación se está deteriorando alarmantemente” y de que los refugiados y desplazados son sólo “la punta del iceberg” de una crisis humanitaria que es mucho más amplia. Es un análisis que comparte Médicos Sin Fronteras. “Los combates están teniendo graves consecuencias para la población: no tienen acceso a lo más básico. Además, resulta muy difícil llegar hasta las personas que están atrapadas cerca del frente de combate”, explica Alois Hug portavoz de la organización, en declaraciones a Guinguinbali. MSF denuncia que en Abiyán, la capital, el barrio de Abobo dispone actualmente de un solo hospital para cubrir las necesidades de unos dos millones de personas. “La gente huye, pero también lo hace el personal sanitario”. Además, las sanciones económicas impuestas por la comunidad internacional están “afectando directamente al suministro de medicamentos y de material médico. Hay varias regiones del país donde ya faltan medicamentos básicos”. UNICEF y la OMS temen que pueda haber brotes de fiebre amarilla, cólera o meningitis.Los profesores también han huido y unos 800.000 niños llevan entre 3 y 5 meses sin escolarizar. Aunque en Costa de Marfil hay una amplia presencia de trabajadores humanitarios, faltan fondos. La ONU ya ha pedido más ayuda económica. La Oficina de Ayuda Humanitaria de Naciones Unidas (OCHA) hizo un llamamiento de 30 millones de dólares de los que sólo han recibido un 17%. La Comisión Europea ha respondido destinando 25 millones de euros, que se suman a los cinco millones previamente comprometidos. La comisaria de Ayuda Humanitaria, Kristalina Georgieva, ha advertido de que Costa de Marfil "está al borde de una guerra civil", lamentado la falta de atención mediática ante un conflicto grave y ha alertado del impacto potencial negativo para países de la región. El más afectado es Liberia, donde hay unos 90.000 refugiados y se calcula que pueden llegar hasta 250.000. En las últimas semanas está habiendo combates muy cerca de la frontera y ha aumentado el número de personas que huyen de Costa de Marfil y entran en Liberia. En 10 días (24 febrero al 5 de marzo), llegaron a entrar en el país 30.000 personas. “De momento, llegan en condiciones relativamente aceptables, pero lo hacen de forma dispersa y algunos se encuentran en zonas muy aisladas. El estado de las carreteras es muy precario y resulta muy encontrarle, proporcionarles asistencia o llevarles hacia los campos de refugiados”, asegura Hug. La ONU espera que el flujo continúe porque ambos bandos siguen reclutando y armando combatientes y las posturas están cada vez más radicalizadas. Por eso insisten en que es “crítico” que los países donantes den más dinero y mantengan, pese a la crisis en Japón y en Libia, el compromiso político con Costa de Marfil". (Beatriz Barral)

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