domenica 5 luglio 2015

In Grecia vince il cittadino

In Grecia, in una settimana hanno fatto un referendum e messo al centro della democrazia il cittadino. In Italia hanno discusso per anni di leggi elettorali farlocche, buttato nel cestino tutte le firme dei vari referendum, si sono allineati con i burocrati di Bruxelles e la troika. 

Oxi!

Se fossi greco voterei no. Li invidio che possono esprimere un voto su questa brutta Europa, che a noi è stato sinora negato da governanti asserviti e venduti alle istituzioni internazionali, invece che ai cittadini italiani. Io voto no per un'altra Europa!

sabato 4 luglio 2015

La stessa domanda di allora

Da adolescente. dopo le prime lezioni di filosofia al liceo e le prime discussioni tra noi compagni di scuola e non, ma anche per mie particolari esigenze, mi dissi che non avrei voluto vivere senza sapere il perché di questa esistenza. Mi dicevo, e dicevo ai miei amici, che non c'era alcun senso nel vivere per vivere senza conoscenza. E per un po' questo atteggiamento giustificò, anche con la mia famiglia, il fatto che nella società non combinassi granché. Poi mi sembrò di aver trovato la risposta: la bellezza, la pienezza, la grazia, aprivano al miracolo dell'apprezzamento dell'esistenza, in cambio di un progressivo oblìo di tutte le bellezze terrene, quelle fatte di odori e sapori indimenticabili, quando vita e morte sono quasi la stessa cosa, immerso nella beatitudine eterna di un respiro che mi teneva in vita sulla crosta terrestre. 
Ma ora, quasi sessantenne, quella risposta non mi soddisfaceva più. Non era quella da me cercata. Quella domanda riaffiorava ancora, avvicinandomi alla mia fine, guardando i miei figli che crescevano persi nella stessa domanda, perso nel caos di una società ignorante. E riguardava solo me, senza madri, mogli, prole o amici.
Questa vita, al di là degli infiniti ciechi credo, al di là dell'oblio dell'apparente beatitudine del respiro, rimaneva un'esperienza finita, con un inizio ed una fine inesorabile, di un'inestimabile ed incomprensibile bellezza, ma sempre finita. Guardavo le tombe dei miei avi, dei miliardi di persone passate su questo pianeta in secoli e secoli, del miracolo di una Terra vivente in mezzo allo spazio alla giusta distanza dal sole. Avvertivo, avverto, qualcosa che mi sfugge e che non riesco a toccare, a comprendere. Noi, degli esseri quasi perfetti, incredibili, capaci delle più alte bellezze e delle più infime bassezze, passavamo su questo pianeta per poi sparire per sempre. 
C'era, c'è, un disegno? Di chi? Perché? Cosa dovevo sapere per continuare ad esistere? Era sempre la stessa domanda che riaffiorava, qualsiasi posizione avessi occupato in questo mondo incredibile, e che non mi permetteva di essere felice fino in fondo, a meno di raccontarmi qualche frottola o mi dimenticassi in un nulla anche pieno di beatitudine. 
Ed io non voglio finire senza sapere. Avrei vissuto inutilmente.

venerdì 3 luglio 2015

Firma per rendere Gorgona libera!


Da diversi mesi, grazie all'organizzazione internazionale Avaaz, abbiamo dato vita a due nuove ed importanti petizioni. Spero vorrete  firmarle, convidendole con me, con i vostri amici e i vostri conoscenti. La prima petizione si chiama: "Chiudiamo il carcere dell'Isola di Gorgona". La seconda: "No al rigassificatore nel Santuario dei Cetacei". Entrambe riguardano l'isola di Gorgona, il suo mare, il Santuario dei Cetacei e il Parco Naturale dell'Arcipelago Toscano.



A Gorgona, a sole 19 miglia da Livorno, coesistono una colonia penale ed un paese che sta scomparendo proprio a causa del carcere.
Chiudere questa dispendiosissima prigione a cielo aperto è diventata per gli ultimi abitanti la sola priorità. O il carcere o i gorgonesi è l'unica scelta da fare per non disperdere per sempre la storia e il patrimonio del villaggio degli antichi pescatori. 
La secolare convivenza tra colonia penale e gli ultimi abitanti è infatti ormai carta straccia. Con dei pretesti normativi legati alla sicurezza del carcere, si è arrivati addirittura all'interdizione ad alcuni abitanti di accedere al proprio luogo di residenza e alla propria casa nel paese di Gorgona. 
L'obiettivo di questi mediocri burocrati del ministero dell'ingiustizia, che paghiamo anche 20.000 euro al mese per fare poco e niente e che nemmeno ti rispondono al telefono, è di spopolare l'isola, chiudendola ai civili, per poi magari andarci a fare le vacanze gratis con la scusa di cooperative estranee al territorio. Per ora ci vanno solo con nobili blasonati a fare vino a 100 euro a bottiglia con il lavoro dei detenuti pagati da noi, con tanto di titolo sulla stampa compiacente tipo 'Il Tirreno' di Livorno.
E' gia successo con la vicina isola di Pianosa, anch'essa in passato sede di un carcere e di un paese, dove i pianosini sono stati defintivamente fatti allontanare, mentre il ministero ha mantenuto la proprietà e il controllo dell'isola a suo piacimento.
Per questo motivo sono stati anche di nuovo interrotti i collegamenti marittimi pubblici con Gorgona, impedendo così qualsiasi accesso civile all'isola.
Purtroppo nemmeno il nuovo sindaco di Livorno pentastellato, Filippo Nogarin, difende i suoi concittadini gorgonesi, ormai lasciati in balìa di se stessi. E' necessario fermare subito questo Stato famelico ed incompetente, che passa sopra la vita e gli affetti dei suoi elettori. Per questo stiamo studiando anche una class action di tutti i discendenti gorgonesi contro il ministero di Giustizia per essersi reso responsabile della scomparsa del paese e dei suoi abitanti, con lo scopo di ripopolarla una volta cacciati gli intrusi .
Per firmare cliccate qui sotto:
http://www.avaaz.org/it/petition/Chiudiamo_il_carcere_dellIsola_di_Gorgona/?launch


Intanto è già attivo a Livorno, non lontano dall'isola di Gorgona, un enorme rigassificatore che hanno piazzato proprio all'interno del Santuario dei Cetacei e del Parco dell'Arcipelago Toscano. Inutile dire che tutti gli enti preposti alla salvaguardia di questo territorio non hanno alzato un dito per fermare questa ignominia. Anzi, hanno fatto di tutto per incentivare l'arrivo di questo ecomostro, i cui guadagni andranno in tasca ai promotori dell'iniziativa, mentre le spese saranno pagate invece sulle bollette Enel da tutti i contribuenti italiani, Anche se non farà un solo contratto, come sta succedendo, per la riduzione del 15 per cento di richiesta gas in tutt'Italia, ora vogliono farne un attracco di rifornimento per le navi in mezzo al mare. 
Il rigassificatore va fermato a tutti i costi perché dà un colpo mortale all'ambiente e alla bellezza del Santuario dei Cetacei, oltre ad essere un pericolo per eventuali esplosioni e per l'utilizzo di sostanze chimiche ripulenti. 
Per firmare cliccate qui sotto:

giovedì 2 luglio 2015

Lavoro

E' più facile trovare lavoro per chi non è italiano, ma solo in nero e sottopagato. Per gli italiani senza lavoro non c'è niente, da 18 a 67 anni, a meno che non sia un raccomandato da chicchesia o cooptato nel pubblico. A meno da non accettare le condizioni utillizzate per chi non è italiano. I non italiani, anche con 12-15 ore al giorno di lavoro, se lavorano tutti i giorni, in un mese possono avere tra i 5 e i 700 euro, tutte in nero. Impossibile viverci per un italiano che si adatta a vivere come un non italiano. L'italiano doc, invece, quello raccomandato o similari, guadagna dai 2000 euro in su, ha i diritti sindacali, le ferie, l'assistenza sanitaria e la pensione. Non ce la fa ugualmente, a meno di essere nella schiera di pochi privilegiati, ma si può permettere una vita quasi normale. Il non italiano e l'italiano che vive come il non italiano è invece un infelice invisibile, che sopravvive a stento, con un sistema di stratagemmi barcollanti, in bilico tra dormire sotto i ponti e l'essere assistito con carità. Il non italiano c'è abituato, vive in situazioni da sottosviluppo, ma riesce anche a mandare qualche soldo a casa, con molti sacrifici. L'italiano non ha scampo, morirà povero ed infelice, senza essere riuscito a vivere una vita dignitosa. Non avevo ancora capito bene il jobs act...