sabato 31 agosto 2013

La bufala del vino di Gorgona. Firma per chiudere il carcere e per salvare il Santuario dei Cetacei




Questo è il vigneto che da decenni viene utilizzato per produrre il vino all'isola di Gorgona. Sempre lo stesso. Ci sono state buone annate e annate dove il vino non era un granché. Così come da decenni si produce olio, formaggio e altri prodotti tipici di un'azienda agricola. La particolarità è che i lavoratori sono dei detenuti, non sempre preparati per fare i macellai, i pastori e gli agricoltori. Sono sorvegliati da decenni dagli stessi agenti della polizia penitenziaria, che non fanno più i poliziotti ma gli agricoltori, prima improvvisati ed ora esperti fattori. Dei veri eroi della sopravvivenza su quest'isola.  Il problema della qualità del prodotto, spesso scarsa anche se genuina, è la mediocrità ministeriale di agronomi, veterinari ed altri 'esperti', che spesso non sono all'altezza dell'attività che potrebbe essere svolta a Gorgona. Fa sorridere, infatti, chi afferma (spesso nomi noti, come il regista Paolo Virzì per esempio, che vengono qui un giorno e si bevono tutto quello che il carcere gli racconta ) che l'isola potrebbe essere autosufficiente vendendo i suoi prodotti. Non c'è mai riuscito nessuno, da secoli, nemmeno i frati benedettini... . C'è sempre stato bisogno di un aiuto esterno. Sarebbe possibile solo se ci fossero degli imprenditori e dei lavoratori esperti che dirigono il lavoro. Impossibile con un ministero della Giustizia come il nostro, pieno di mezze calzette e approfittatori di ogni genere, con la scusa della redenzione dei detenuti. L'ultima patacca l'ha fatta circolare in giro l'attuale direttrice della colonia penale di Gorgona, oltre che di Volterra percependo così doppio stipendio e che sull'isola non c'è mai, spacciando il vino di Gorgona e usando il nome dei 'nobili'... Frescobaldi, come una novità. Una vera bufala quella di Maria Grazia Giampiccolo, immortalata con l'attuale ministro Anna Maria Cancellieri, e divulgata dai media senza nessun controllo. Gorgona potrà funzionare solo quando rinascerà la collaborazione tra i gorgonesi che vogliono ripopolarla e la colonia penale, non  volendola desertificare come è stato fatto con Pianosa e l'Asinara. E non certo con una direzione della colonia penale che addirittura impedisce agli abitanti civili di accedere alle loro case.


Da qualche mese, insieme all'organizzazione internazionale Avaaz, sono partite due nuove ed importanti petizioni. Spero vorrete  firmarle convidendole con i vostri amici e conoscenti.
La prima si chiama: "Chiudiamo il carcere dell'Isola di Gorgona".
 La seconda: "No al rigassificatore nel mare del Santuario dei Cetacei".
Forse non tutti sanno che in Italia esiste un'isola chiamata Gorgona, a sole 19 miglia da Livorno, dove coesistono una colonia penale ed un paese che sta scomparendo a causa del carcere.
Chiudere questa dispendiosissima prigione a cielo aperto è diventata per gli ultimi abitanti ormai una priorità. O il carcere o i gorgonesi è ormai l'unica scelta da fare per non disperdere per sempre la storia e il patrimonio del villaggio degli antichi pescatori. 
La secolare convivenza è ormai carta straccia grazie all'attuale direttrice del carcere Maria Grazia Giampiccolo che, abusando dell'autorità che gli concede il ministero di Giustizia, è arrivata addirittura ad impedire lo sbarco ad alcuni gorgonesi che abitano stabilmente sull'isola. 
Questo, insieme ad altre mille prevaricazioni ed ingiustizie della colonia penale sul paese, significa la morte di Gorgona e dei suoi abitanti originari, per farne un'altra isola desertificata e senza un'anima, come è già successo per Pianosa e l'Asinara.
 Per ora siamo a 93 firme.


Per firmare clicca qui sotto:


Intanto è arrivato a Livorno, non lontano dall'isola di Gorgona, un enorme rigassificatore che vogliono piazzare in mezzo al mare, proprio all'interno del Santuario dei Cetacei e del Parco dell'Arcipelago Toscano. Inutile dire che tutti gli enti preposti alla salvaguardia di questo territorio, e che magari vietano di pescare con la canna agli abitanti delle isole, non hanno alzato un dito (tutti stipendiati da noi: Parco dell'Arcipelago Toscano, Comune di Livorno, Provincia di Livorno, Regione Toscana, ministero dell'Ambiente, Governo). Anzi, hanno fatto di tutto per incentivare l'arrivo di questo ecomostro, i cui guadagni andranno in tasca ai promotori e le spese saranno pagate invece dalle bollette di tutti i contribuenti italiani... .
Questa iniziativa va fermata a tutti i costi perché darebbe un colpo mortale all'ambiente e alla bellezza di questi posti, oltre ad essere un pericolo per eventuali esplosioni o per l'utilizzo di sostanze chimiche. 
Siamo a 80 firme.

Per firmare clicca qui sotto:

http://www.avaaz.org/it/petition/No_al_rigassificatore_nel_mare_del_Santuario_dei_Cetacei/?launch

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