giovedì 19 settembre 2013

Noi ci siamo. Siamo nove milioni e siamo incazzati neri . E prima o poi vi faremo un culo così!



Il Sistema, quel coacervo di partiti, lobby e interessi che sono spesso contigui con poteri occulti come la massoneria e occasionalmente compagni di viaggio di organizzazioni criminali non si è ancore reso conto, non vuole ammettere che il MoVimento 5 Stelle è il primo movimento italiano. L'unico democratico. I partiti, nessuno escluso, non lo sono. Hanno ignorato il referendum sull'abolizione del finanziamento pubblico, hanno nominato i loro rappresentanti in Parlamento con il Porcellum sottraendo la decisione ai cittadini, questo dal 2006, per due legislature con buona pace degli attuali proclami e pruriti presidenziali. Per i partiti gli italiani non devono avere alcuna voce. Quasi nove milioni di italiani hanno votato per il M5S per un cambiamento. Queste persone meritano rispetto.Vogliono cambiare democraticamente il Paese. Tra loro ci sono anche le 350.000 che hanno firmato nell'ormai lontano 2007 per la legge popolare Parlamento Pulito che nessuno di questi sedicenti rappresentanti del popolo ha neppure voluto discutere. Rispetto, non voglio sentire i queruli rimproveri di una signora che dal suo scranno tratta i nostri rappresentanti come degli scolaretti. Chi le dà questa autorità? La Boldrini, un oggetto di arredamento del Potere, non è stata eletta, ma nominata da Vendola. Il suo partitino è entrato in Parlamento solo grazie alla truffa della coalizione con il pdmenoelle, alleanza subito rinnegata dopo le elezioni in un eterno gioco delle parti che esautora il cittadino da ogni decisione. Rispetto. Esigiamo rispetto. I tafani della Repubblica, i saggi, discettano di Costituzione? Chi gli ha dato l'autorità per farlo? Non è previsto dalla nostra Costituzione che un presidente della Repubblica spogli il Parlamento delle sue decisioni con un gruppetto extraparlamentare con personaggi squalificati del calibro di Quagliarello e di Violante, lo smemorato di Palermo. Il M5S, la prima forza del Paese, non è stata neppure considerata. In questi cosiddetti saggi non è stato inserito neppure un nome del M5S. Per me è un vanto, ma è l'ennesima riprova che non c'è più alcun limite alla spregiudicatezza istituzionale. E che dire della RAI, questo organismo politicamente modificato, prostituitosi ai partiti come una vecchia sgualdrina senza più pudore? Strumento di propaganda dei Casini, dei Monti, dei Renzi che vomita veleno sul M5S ogni minuto? Chi autorizza questi giornalisti ad agire indisturbati contro la prima forza democratica del Paese? Come è possibile questo scandalo? La Tarantola, Gubitosi, il cda , i direttori di testata? Signori, voi siete servizio pubblico, siete responsabili di fronte al Paese di disinformazione, è un reato gravissimo. Rispetto. Lo pretendiamo e ce lo prenderemo democraticamente, ma implacabilmente. Non accettiamo lezioni da chi si pone fuori dalla democrazia. (dal blog www.beppegrillo.it)

Life


mercoledì 18 settembre 2013

Firma per fermare la burocrazia all'isola di Gorgona


Piazzetta del Borgovecchio, già Cardon, al centro del paese

Da qualche mese, insieme all'organizzazione internazionale Avaaz, sono partite due nuove ed importanti petizioni. Spero vorrete  firmarle convidendole con i vostri amici e conoscenti.
La prima si chiama: "Chiudiamo il carcere dell'Isola di Gorgona".
 La seconda: "No al rigassificatore nel mare del Santuario dei Cetacei".
Forse non tutti sanno che in Italia esiste un'isola chiamata Gorgona, a sole 19 miglia da Livorno, dove coesistono una colonia penale ed un paese che sta scomparendo a causa del carcere.
Chiudere questa dispendiosissima prigione a cielo aperto è diventata per gli ultimi abitanti ormai una priorità. O il carcere o i gorgonesi è ormai l'unica scelta da fare per non disperdere per sempre la storia e il patrimonio del villaggio degli antichi pescatori. 
La secolare convivenza è ormai carta straccia grazie all'attuale direttrice del carcere Maria Grazia Giampiccolo che, abusando dell'autorità che gli concede il ministero di Giustizia, è arrivata addirittura ad impedire lo sbarco ad alcuni gorgonesi che abitano stabilmente sull'isola. 
Questo, insieme ad altre mille prevaricazioni ed ingiustizie della colonia penale sul paese, significa la morte di Gorgona e dei suoi abitanti originari, per farne un'altra isola desertificata e senza un'anima, come è già successo per Pianosa e l'Asinara.
 Per ora siamo a 94 firme.


Per firmare clicca qui sotto:


Intanto è arrivato a Livorno, non lontano dall'isola di Gorgona, un enorme rigassificatore che hanno piazzato in mezzo al mare, proprio all'interno del Santuario dei Cetacei e del Parco dell'Arcipelago Toscano. Inutile dire che tutti gli enti preposti alla salvaguardia di questo territorio, e che magari vietano di pescare con la canna agli abitanti delle isole, non hanno alzato un dito (tutti stipendiati da noi: Parco dell'Arcipelago Toscano, Comune di Livorno, Provincia di Livorno, Regione Toscana, ministero dell'Ambiente, Governo). Anzi, hanno fatto di tutto per incentivare l'arrivo di questo ecomostro, i cui guadagni andranno in tasca ai promotori e le spese saranno pagate invece dalle bollette di tutti i contribuenti italiani... .
Questa iniziativa va fermata a tutti i costi perché darebbe un colpo mortale all'ambiente e alla bellezza di questi posti, oltre ad essere un pericolo per eventuali esplosioni e per l'utilizzo di sostanze chimiche. 
Siamo a 81 firme.

Per firmare clicca qui sotto:

http://www.avaaz.org/it/petition/No_al_rigassificatore_nel_mare_del_Santuario_dei_Cetacei/?launch



Mentre Aruba, un'isola caraibica, diventa ecosostenibile al cento per cento, a Gorgona il ministero di Giustizia spenderà un milione di euro per portarci l'energia elettrica.

Ecco come potrebbe essere l'isola di Gorgona se non fosse in mano alla burocrazia e ai falsi esperti ambientali della politica. Mario Tozzi, l'ex presidente del Parco dell'Arcipelago Toscano e conduttore-pseudo esperto di geologia in quota pd, mi disse ad una conferenza che a Gorgona era impossibile l'ecosostenibilità perché il Parco lo vietava, arrivando a darmi dell'incompetente. Ora il ministero di Giustizia vuole spendere un milione di euro per darlo a chi ci porterà l'energia elettrica.... . Intanto, nei Caraibi, l'isola di Aruba sarà completamente ecosostenibile. Anche Gorgona potrebbe esserlo se non fossimo vittima della malapolitica, della mediocrità ministeriale e della burocrazia.

L'isola caraibica di Aruba non si accontenta del suo sole infinito, dei paesaggi suggestivi, dell'oceano cristallino, di un cielo di un azzurro mozzafiato e delle spiagge incantate di sabbia bianca, ora vuole diventare una delle prime isole totalmente eco-sostenibili del pianeta. Un progetto ambizioso che prevede corsi di educazione e formazione sulle buone pratiche ambientali, la riqualificazioni delle aree urbane, la protezione dell'ecosistema dell'isola, l'utilizzo di energia verde e di nuove tecnologie. Con l'obiettivo di diventare un esempio per le altre isole e nazioni, rendendo Aruba la prima economia basata al 100% su energia sostenibile. 

L'Aruba Reef Care Project ha poi invitato abitanti e visitatori dell'isola a partecipare attivamente alla rimozione di rifiuti dalle scogliere, dalle spiagge pubbliche e dalle acque meno profonde, specie nella zona dell'Aruba Linear Park, un lungomare di 16 chilometri che includerà sentieri pedonali, piste ciclabili, chioschi, parcheggi e molto verde: un luogo per rilassarsi e godersi il panorama e la brezza marina. Alla difesa della natura dell'isola partecipano anche l'Aruba Birdlife Conservation, impegnata nella protezione della biodiversità e in particolare dei volatili; il TortugAruba Save-the-Sea Turtles, un gruppo di volontari che si adopera per la tutela delle tartarughe, e il Donkey Sanctuary Aruba, che fornisce un rifugio sicuro agli asini locali.  Tra i tanti luoghi magici da visitare sull'isola spicca il Parco Arikok, un'area protetta accessibile ai visitatori che copre il 18% della superficie di Aruba e ospita al suo interno il meglio di flora e fauna locale. Percorrendo sentieri ciclabili, pedonali ed escursionistici si ammira un paesaggio pieno di sorprese, con panorami costellati di cactus, un litorale roccioso, ondulate dune di sabbia bianca, una vasta grotta e diverse formazioni rocciose.  



Nel parco si trovano anche alcuni siti d'interesse storico e culturale, tra i quali le case dei primi colonizzatori e le incisioni rupestri lasciate dai primissimi abitanti dell'isola. Il Santuario degli uccelli di Bubali permette invece l'osservazione degli uccelli migratori, tra i quali gli aironi bianchi, i gabbiani, le folaghe, i cormorani e numerose specie di anatre, che qui nidificano tra la vegetazione lussureggiante.  Sulla costa settentrionale, nella parte centrale dell'isola, si trova la miniera abbandonata  di Bushiribana, da cui si estraeva l'oro durante la corsa all'oro di Aruba nel XIX secolo. All'estremità della Laguna spagnola si incontrano invece le rovine della miniera d'oro di Balashi, situata vicino allo stretto canyon roccioso noto come il Passo del francese (Frenchman's Pass). 

Per godere dei tramonti spettacolari, quando le ultime tonalità di sole cedono il passo ad un cielo azzurro brillante, si può invece raggiungere il vecchio faro in pietra California che si trova nell'area nota come Hudishibana, vicino all'estremità nord-occidentale dell'isola. La lanterna porta il nome della nave americana California, che affondò circa due anni dopo la sua costruzione nel 1910, ed è arroccato su un'alta piattaforma che dà sul mare, in uno dei punti panoramici più caratteristici dell'isola. (Dalla Repubblica.it)

Ha corrotto giudici, è colluso con la mafia, è un evasore fiscale, è un pregiudicato. Ma il Pd e il Quirinale lo vogliono come loro partner

"I bardi della corte di Arcore, ancora una volta, la sparano grossa. Gridano al "golpe rosso", all'"attacco concentrico", all'"esproprio proletario". Molto più banalmente, depurate dal falso ideologico e politico al quale ci ha abituato la propaganda populista e vittimista del quasi Ventennio berlusconiano, le motivazioni della Cassazione sul Lodo Mondadori sono solo l'ovvia conseguenza civilistica di una verità giudiziale ormai acquisita. Una verità definitiva, al di là di ogni ragionevole dubbio, che a questo punto diventa anche storica. Una verità che sveste il Sovrano di tutti i suoi finti orpelli e i suoi falsi scudi. E lo espone, nudo, di fronte alla legge e al Paese.

Cos'altro deve accadere, perché si debbano considerare vere e non più contestabili le accuse provate in ben sei gradi di giudizio, e infine sanzionate con una condanna dalla Corte d'appello di Milano il 9 luglio 2011? A cos'altro ci si può appigliare, per contestare quella sentenza esemplare in cui ora la Cassazione, trova come unico e paradossale "difetto" quello di essere "fin troppo analiticamente argomentata"? Eppure non basta, ai falchi e alle colombe del Pdl che insieme ai familiari difendono il Capo, in una rituale confusione di ruoli in cui come sempre il partito si fa azienda e l'azienda si fa partito.

I giudici di allora, come quelli di oggi, hanno scritto e ampiamente dimostrato due dati di fatto oggettivi, e non più controvertibili. Il primo: nella contesa che nel 1991 portò il gruppo Mondadori nelle mani del Cavaliere si produsse un episodio gravissimo di corruzione di magistrati, di cui Berlusconi fu l'ideatore iniziale e Previti l'esecutore materiale. Il secondo: se quel reato corruttivo non si fosse verificato, la casa editrice di Segrate sarebbe rimasta a pieno diritto nella proprietà del gruppo De Benedetti (editore di questo giornale).
Basterebbe questo a dare la misura dell'enorme responsabilità penale che, nella vicenda specifica, grava sulle spalle della sedicente "vittima" del "complotto" e giustifica il risarcimento danni cui è adesso costretto. Ma qui c'è molto di più. Nelle carte del Lodo Mondadori come in quelle delle altre sentenze passate in giudicato (da All Iberian ai diritti tv Mediaset) c'è riassunto lo stigma dell'intera parabola berlusconiana, e insieme il paradigma della sua avventura imprenditoriale e politica. Un vero e proprio "metodo di governance" (e poi anche di governo), che risale a molti anni prima dell'epica "discesa in campo" del '94 ed è in buona parte alla base delle fortune iniziali del tycoon della televisione commerciale, fin dai tempi dei primi decreti "ad aziendam" varati dall'amico Craxi negli anni '80. Un "sistema di potere" collaudato, in cui gli affari privati si mescolano agli interessi pubblici. Gli strumenti della mala-finanza sono usati per assicurarsi i buoni uffici della mala-giustizia. Il Cavaliere evade il fisco, crea fondi neri, realizza falsi in bilancio. Tutto serve per alimentare una "provvista" segreta, con la quale si comprano magistrati compiacenti e finanzieri renitenti, e poi anche faccendieri senza scrupoli e parlamentari senza vergogna.

La Guerra di Segrate e il "dominus" della corruzione
Nella guerra di Segrate "l'apparato corruttivo" berlusconiano dispiega tutta la sua geometrica potenza. All'inizio degli anni '90 la contesa tra due industriali per il possesso della Mondadori volge a favore di De Benedetti, dopo che un collegio di arbitri gli assegna la titolarità della maggioranza delle azioni della casa editrice. Berlusconi impugna il Lodo davanti alla Corte d'Appello di Roma. E qui, nel "porto delle nebbie" della Capitale, accade il misfatto. Il giudice relatore Vittorio Metta deposita una sentenza di 167 pagine (scritta non da lui ma da "ignoti", pare nello studio Previti) che sovverte il Lodo e riassegna la Mondadori al Cavaliere. Si scoprirà poi, più di dieci anni dopo, che quella sentenza Berlusconi l'ha comprata, facendo depositare 400 milioni di lire sul conto di Metta, attraverso i buoni uffici di Previti. Anche questa è una verità giudiziale, scritta in una sentenza passata in giudicato, dopo le pronunce della Corte d'Appello di Milano del 23 febbraio 2007 e della Cassazione il 13 luglio dello stesso anno.

Quella condanna penale costa la galera a Previti e agli avvocati Acampora e Pacifico. Berlusconi si salva solo perché, nel frattempo, è già diventato presidente del Consiglio nel 2001, e ha fatto approvare dal Parlamento un paio di leggi che gli servono a salvare la faccia e la poltrona. A lui, premier, i magistrati di secondo grado applicano la pena della "corruzione semplice" (non quella "aggravata" che invece inchioda Previti) e gli riconoscono le "attenuanti generiche". Grazie a queste, e alla nuove norme che nel frattempo hanno accorciato i tempi della prescrizione, il Cavaliere è riconosciuto a tutti gli effetti colpevole, ma non viene condannato perché il reato è ormai prescritto. Lo schema è sempre il solito. Ed è lo stesso che, attraverso l'abuso autoritario del potere esecutivo e l'uso gregario del potere legislativo, lo salva dalle sanzioni del potere giudiziario. È andata quasi sempre così: dal processo Sme-Ariosto a Mills, dal processo Mediatrade a All Iberian 1.

Di fronte a tutto questo, solo i teoreti bugiardi della Grande Menzogna possono gridare al "tentativo di annientamento totale" del Cavaliere ad opera delle toghe politicizzate. Sulla base di quelle sentenze penali, la giustizia civile non fa altro che il suo corso. I giudici della Cassazione non possono che ribadire solennemente le due evidenze che già decretarono quelli della Corte d'Appello due anni fa. Prima evidenza: Berlusconi è "il corruttore", perché è stato "indiscusso beneficiario delle trame illecite materialmente attuate da altri sodali", e Previti è l'ufficiale pagatore, perché "doveva ritenersi organicamente inserito nella struttura aziendale", al punto che tra le sue varie incombenze "rientravano anche l'attività di corruzione di alcuni magistrati". Seconda evidenza: la corruzione del giudice Metta ha privato De Benedetti non solo e "non tanto della chance di una sentenza favorevole, ma senz'altro della sentenza favorevole". La posta perduta dalla Cir, in altri termini. È stata molto più grande della "chance": è stata la Mondadori stessa, perché secondo la Corte "con Metta non corrotto l'impugnazione del lodo sarebbe stata respinta".

Questo passaggio, ormai "res iudicata", rende risibile l'ira di Marina Berlusconi, che tuona contro l'"autentico esproprio politico" e l'accanimento di "una certa magistratura" che "assieme al gruppo editoriale di Carlo De Benedetti, tentano di eliminare dalla scena politica" suo padre. La politica, in questa vicenda processuale come nelle tante altre che lo riguardano, non c'entra nulla. Il Cavaliere paga in denaro per i reati comuni che ha commesso quando era solo un imprenditore e l'epifania di Forza Italia era ancora di là da venire. Paradossalmente, Marina avrebbe quasi ragione quando sostiene che Fininvest non "deve un euro" alla Cir. Perché gli dovrebbe molto di più: cioè la Mondadori stessa, quella di allora, con tutto il potenziale economico e finanziario che rappresentava e avrebbe potuto rappresentare nell'arco di questi vent'anni. Un'occasione persa per sempre. Per questo, riafferma la Cassazione, il danno subito dalla Cir è "ingiusto".

Il sistema di potere e l'essenza del berlusconismo
Ma il Lodo Mondadori è solo un capitolo di una "narrazione" molto più vasta, e molto più inquietante. Come ha scritto Giuseppe D'Avanzo su "Repubblica" il 10 luglio 2011, questa vicenda giudiziaria, insieme a tutte le altre che lo hanno visto e lo vedono ancora coinvolto, riflette il rifiuto delle regole e il disprezzo della legge che il Cavaliere ha sempre dimostrato, da imprenditore illiberale e poi anche da leader di una destra anti-costituzionale. È lui il simbolo dell'Italia tangentara degli anni '80 e '90, e poi dell'Italia corrotta del nuovo millennio. Il meccanismo corruttivo è intrinseco alla gestione aziendale, ed è quasi consustanziale al raggiungimento dei risultati. Va al di là del solito principio secondo il quale il Cavaliere "non poteva non sapere". Scrive la Cassazione: "Un'analisi ricomposta dell'intera vicenda (costituzione della provvista all'estero ed utilizzo della stessa a fini corruttivi) consentiva di concludere in termini di consapevolezza necessaria di quanto andava accadendo in capo al dominus societario".

Qui, come sui diritti tv Mediaset, è sempre lui il "dominus", che architetta e sovrintende al sistema. E lo fa con una logica ferrea, che D'Avanzo ricostruiva ricordando la sentenza Mills, l'avvocato inglese che per conto e nell'interesse di Berlusconi e con il suo coinvolgimento diretto e personale crea e gestisce "64 società estere offshore del "group B very discret" della Fininvest", dove transitano quasi mille miliardi di lire di fondi neri. I 21 miliardi che hanno ricompensato Craxi per l'approvazione della legge Mammì. I 91 miliardi destinati a politici "ignoti" (che "costano molto perché è in discussione la legge Mammì"). E ancora il controllo illegale dell'86% di Telecinco. L'acquisto fittizio di azioni per conto di Leo Kirch. Le risorse destinate appunto da Previti per la corruzione di Metta nel Lodo Mondadori. Gli acquisti di azioni che in violazione delle regole favorirono le scalate a Standa e Rinascente. All'elenco di allora si potrebbero aggiungere ora i miliardi spesi nel frattempo per comprare i silenzi dei Tarantini e i Lavitola, spacciatori di olgettine nelle "cene eleganti" di Palazzo Grazioli e Villa Certosa, o per comprare i voti dei De Gregorio e altri "responsabili", congiurati necessari per far cadere il governo Prodi nel 2008.
Eccola, al fondo, la vera essenza del berlusconismo. Un potere che sfrutta senza scrupoli la sua funzione pubblica, con l'unico scopo di proteggere i suoi affari privati. Aspettiamo l'alba di un nuovo video-messaggio, per capire se lo Statista di Arcore farà saltare il tavolo. Ma intanto assistiamo basiti al suo ultimo, disperato travestimento: il ladro che si urla perché l'hanno "rapinato"."

(m. giannini@repubblica. it)



martedì 17 settembre 2013

Tu sei alla fame e c'è che piglia 50.000 euro di pensione al mese. Cosa aspettiamo a fare una rivoluzione?


"Non me la sento più di essere moderato, di rimanere entro "certi limiti". Quali limiti? I limiti sono stati superati. Il Parlamento è formato da una schiera di servi. La Corte Costituzionale è un gerontocomio che prende decisioni, come sulla legge elettorale, dopo anni di pacate riflessioni. Il presidente della Repubblica rieletto per la seconda volta è di fatto anticostituzionale. La giustizia è bloccatada nove milioni di processi in corso che saranno smaltiti alla morte degli imputati. Un truffatore fiscale condannato in via definitiva invece di essere cacciato dal Senato è trattato come uno statista. Non voglio essere moderato mentre l'Italia è stuprata. Essere moderato equivale oggi a girarsi dall'altra parte. Sono stanco di dover spiegare a dei rimbambiti dalla televisione per l'ennesima volta cose ovvie anche per un bambino. Cosa vuoi spiegare a chi non vuol sentire? La violenza non paga, è vero, ma è il Sistema a usare violenza contro i cittadini. Lo fa ormai alla luce del sole. Mentire, rubare, corrompere sono diventati atti politici. Appartengono alla sfera della negoziazione, dei patti sottobanco, dello status quo, della realpolitik. Bottino Craxi non è un più un latitante, ma un perseguitato e il suo ex scudiero Amato, uno sgorbio istituzionale, una risorsa della Nazione. Qual è il limite oltre il quale non ci sono più limiti? Gli indifferenti mi fanno più schifo dei delinquenti. Stanno a guardare, come se la cosa pubblica non gli appartenesse e poi votano per mantenere i loro piccoli e grandi privilegi. Guardare i telegiornali di regime ti fa ribollire il sangue, ma devi rimanere calmo, moderato, sulla poltrona con tua moglie che ti chiede di non gridare. "Non ti sentono! E' inutile!". Tu devi sfogarti in qualche modo o buttare la televisione dalla finestra, ma devi moderarti come quando qualcuno ti dice che "bisogna" fare qualcosa mentre lui, questo parassita, non muove un dito, né lo ha mai mosso in vita sua, vero guardone della democrazia. Essere moderati, parlare forbito, non alzare i toni, non dire nulla di sconveniente mentre ti svaligiano la casa, ti tolgono la sovranità nazionale, ti rubano il futuro. Questo vogliono. Moderazione, silenzio, educazione. Prendete esempio dalla compostezza di un Napolitano, dalla serietà di Capitan Findus Letta, dalla controllata sicumera di D'Alema, dai leader dei moderati Monti e Casini. Non siate sgarbati, non dite parolacce, non turbate l'ordine costituito. Questi sventolano un drappo rosso verso i cittadini. Moderati si muore.
Noi supereremo i limiti. Usciremo dalla gabbia. Saremo maleducati, civilmente maleducati. E, con la massima cortesia, li manderemo a fanculo". (dal blog www.beppegrillo.it)