martedì 16 luglio 2013

Pornografia, scempio della bellezza e del mistero


Firma le petizioni per salvare il Santuario dei Cetacei


Da qualche mese, insieme all'organizzazione internazionale Avaaz, sono partite due nuove ed importanti petizioni. Spero vorrete  firmarle convidendole con i vostri amici e conoscenti.
La prima si chiama: "Chiudiamo il carcere dell'Isola di Gorgona". La seconda: "No al rigassificatore nel mare del Santuario dei Cetacei".
Forse non tutti sanno che in Italia esiste un'isola chiamata Gorgona, a sole 19 miglia da Livorno, dove coesistono una colonia penale ed un paese che sta scomparendo.
Chiudere questa dispendiosissima prigione a cielo aperto è diventata per gli ultimi abitanti ormai una priorità. 
La grave crisi economica e i continui sprechi impediscono la soppravvivenza dignitosa di questa struttura carceraria, sempre più degradata, ma nessuno ha il coraggio di chiuderla definitivamente perché, con la scusa di un 'carcere modello' che non esiste ed è solo apparenza, si continuano a finanziare progetti inutili, al solo scopo mediatico e per mantenere con i soldi dei contribuenti una burocrazia succhiasangue. 
Casi come questi, dove lo Stato infierisce sui suoi cittadini invece di salvaguardarli, spesso a causa della mediocrità di chi si annida a caro prezzo nelle nostre istituzioni, ce ne sono tanti in Italia. Fermarne uno potrebbe dare un esempio per tanti altri presenti nella nostra Penisola. 

Intanto sta arrivando a Livorno, non lontano dall'isola di Gorgona, un enorme rigassificatore che gli stessi enti vogliono piazzare in mezzo al mare, proprio all'interno del Santuario dei Cetacei e del Parco dell'Arcipelago Toscano. Questa iniziativa va fermata a tutti i costi perché darebbe un colpo mortale all'ambiente e alla bellezza di questi mari.

Per firmare clicca qui sotto:

http://www.avaaz.org/it/petition/Chiudiamo_il_carcere_dellIsola_di_Gorgona/?launch

http://www.avaaz.org/it/petition/No_al_rigassificatore_nel_mare_del_Santuario_dei_Cetacei/?launch

lunedì 15 luglio 2013

Isola di Gorgona. Il Santuario dei Cetacei sta diventando un'enorme pattumiera grazie al Governo, alla Regione Toscana, al Comune di Livorno e al Parco dell'Arcipelago Toscano. Dopo l'imminente arrivo di un rigassificatore, ora anche i fusti tossici resteranno in fondo al nostro mare!




"Da qualche parte nell’Arcipelago Toscano giacciono ancora a più di 600 metri di profondità 71 dei 198 fusti tossici persi dalla portacontainer Venezia della Grimaldi Lines il 17 dicembre del 2011. La cattiva notizia è che quei bidoni probabilmente rimarranno in fondo al mare. Troppo difficile se non impossibile trovarli ora, a profondità marine che scendono in picchiata e raggiungono fondali anche a 900 o 1000 metri, è come cercare un ago in un pagliaio spiegano dalla Capitaneria di porto di Livorno. Di fatto le ricerche si sono interrotte e come fanno sapere dal ministero dell’Ambiente non c’è strumentazione che permetta di trovarli a quelle profondità. Per ritrovare i bidoni è stata utilizzato anche un robot Rov (realizzato in Italia) in grado di individuare la presenza di sacchetti o fusti tossici in un abisso profondo 430 metri ed è la prima volta al mondo che si tenta un recupero di carico a una profondità così elevata. Ad oggi l’unica possibilità concreta di ripescarli è affidata alla sorte: si può sperare che quel che resta del carico perso dal cargo Venezia resti impigliato nelle reti di qualche peschereccio. La buona notizia, chiamiamola così, è che le analisi sulla qualità dell’acqua e sul pescato (che fino ad oggi non hanno dato risultati allarmanti) proseguiranno a carico dell’armatore fino al 2015.
L’incidente: 16 dicembre 2011
Ma per capire meglio questa vicenda è necessario tornare alla notte del 16 dicembre 2011. L’Eurocargo Venezia della compagnia Grimaldi Lines salpa da Catania, destinazione Genova. Trasporta un carico di 226 bidoni provenienti dal polo petrolchimico di Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa. Ogni bidone contiene sacchi di plastica neri, all’interno di ciascun sacco ci sono circa 170 chili di catalizzatori Co/Mo. Questi catalizzatori, che contengono metalli pesanti (nichel-molibdeno), vengono adoperati nella fase di raffinazione del petrolio: l’idrodesulfirizzazione. Una volta arrivati a Genova verranno “ripuliti” per essere poi utilizzati nuovamente. Si tratta di materialeinfiammabile, tossico e forse proprio per questo motivo il capitano del Venezia, Pietro Colotto, decide di posizionare il carico di bidoni in due semirimorchiatori in coperta e non nella stiva del cargo.
C’è tempesta quella notte nel mar Tirreno. Era stata annunciata. Quando il cargo Venezia arriva al largo di Gorgona, alle prime ore del 17 dicembre, deve fronteggiare onde alte 10 metri e raffichedi vento fino a 127 chilometri orari. La grande libecciata si abbatte con tutta la sua forza sulla nave che sta attraversando il tratto di mare che si trova all’interno del Santuario dei Cetacei, istituito dopo un accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco. A causa della tempesta le catene con cui era fissato il carico si spezzano e 198 dei 226 bidoni finiscono in mare, tra Gorgona e il banco di Santa Lucia, area caratterizzata da una profondità variabile: da 120 a 600 metri. Alle 7.20 del 17 dicembre la Capitaneria di porto di Livorno riceve la prima chiamata dal cargo Venezia che informa di aver perso il carico tossico. “Dalla Capitaneria è stato diramato un avviso urgente a tutti i naviganti tramite la radio costiera, con messaggi ripetuti ogni 30 minuti” spiega l’ammiraglioArturo Faraone, direttore marittimo della Toscana e comandante della Capitaneria di Livorno.
I ritardi nelle comunicazioni e nelle ricerche
I cittadini livornesi verranno a conoscenza di questo grave incidente avvenuto a meno di 20 miglia dalla costa solo 11 giorni dopo il fatto e quasi per caso: è la redazione di Cecina del Tirreno che “intercetta” alcune circolari dei Comuni della zona. Questo nono
stante i fax inviati il giorno dell’accaduto (il 17 dicembre) dalla Capitaneria al Comune di Livorno e alle istituzioni regionali e nazionali. Sempre la Guardia Costiera invia una diffida all’armatore del Venezia, impegnando la Grimaldi Lines all’individuazione e al recupero dei fusti finiti in mare. Per recuperare i bidoni, tra ritardi e ulteriori diffide a Grimaldi, vengono utilizzate due imbarcazioni attrezzate con sonar ed ecoscandagli, la Minerva 1 e la Sentinel, e robot che sono gioielli della tecnologia. La cifra spesa da Grimaldi per le operazioni di individuazione e recupero dei fusti è di circa 6 milioni di euro.
L’inchiesta della Procura e la petizione dei cittadini
Saranno recuperati 127 fusti su 198 e sul caso viene aperta un’inchiesta dalla procura di Livorno per danno ambientale (intorno alla quale vige il massimo riserbo) che è tuttora in corso. 
Un risultato che nonostante gli sforzi compiuti lascia l’amaro in bocca ai livornesi e in molti sperano che l’attenzione sui bidoni mai ritrovati non si spenga, che il monitoraggio dell’acqua prosegua così come è stato promesso. E se oggi il Comune di Livorno ha capito quanto la comunicazione diretta con i suoi cittadini sia fondamentale, tanto da creare uno sportello online interamente dedicato alla diffusione di tutti i dati riguardanti il monitoraggio delle acque e del pescato, è anche grazie alle 4mila firme raccolte dal comitato “Togliete quei bidoni”. “Non è giusto che il mare sia un ricettacolo di immondizia. L’Arcipelago Toscano è un parco marino, ci sono balene e delfini. Sarebbe opportuno che i cargo girassero un po’ più al largo” auspica Fabio Canaccini che insieme al giornalista Francesco Gazzetti, al presidente dell’Arci Marco Solimano, Luca Papini e al presidente onorario dell’Anpi Garibaldo Benifei (101 anni) hanno avuto l’idea di sensibilizzare le istituzioni attraverso la raccolta firme e la creazione del comitato. “Siamo una rappresentanza della cittadinanza attiva – spiega Solimano – abbiamo raggiunto un obiettivo importante: i controlli sulla salute delle acque marine continueranno per altri tre anni. Il mare è una ricchezza, un bene inalienabile. Molti pescatori informalmente ci hanno raccontato di pescare un po’ di tutto. Ci auguriamo che da questa storia possano nascere regole sulla sicurezza ancora più stringenti per le società armatrici”." (da "Il Fatto Quotidiano")

"«È una ipotesi assolutamente inconcepibile» che possano essere destinati a rimanere in fondo al mare «più di 70 fusti tossici contenenti nichel e molibdeno», finiti in acqua dal cargoVenezia della Grimaldi nel dicembre di due anni fa al largo di Gorgona. A dirlo è l’Enpa, l’Ente nazionale protezione animali, chiedendo al ministero dell'ambiente di «fare chiarezza» e di farsi «garante affinché tutti i fusti siano rimossi, evitando così una catastrofe ambientale che avrebbe ben pochi precedenti nella storia del nostro Paese». L’organizzazione mette l’accento sul fatto che l’incidente è avvenuto «in pieno Santuario dei Cetacei, una delle aree marine protette più importanti d'Europa ma di fatto aggredita quotidianamente dall'impatto antropico di ogni tipo». Il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri, ribadiusce che su quei fondali «si trova una vera bomba ad orologeria che potrebbe avere effetti devastanti sia per la sopravvivenza degli abitanti del mare, sia per la salute dei cittadini. Se già non è esplosa».
L’Enpa ricorda che nichel e molibdeno sono «metalli altamente tossici che, se rilasciati nell'ambiente e trasportati dalle correnti, inquinerebbero - se tutto ciò' non fosse già in corso - un vastissimo tratto di mare, causando un disastro di proporzioni inimmaginabili destinato a fare sentire i propri effetti per molti anni».
L’Ente protezione animali chiede di intervenire immediatamente: se non lo si farà sarà necessario «un mare di denaro per tentare di arginare il danno causato sull'ecosistema del Tirreno, senza contare poi che nichel e molibdeno finirebbero inevitabilmente nella catena alimentare di uomini e animali, con ulteriori costi dal punto di vista sanitario e sociale».
Ferri invita il ministero dell'ambiente a prendere l’iniziativa su un duplice versante: da un lato, fugare il timore che la campagna di ricerca dei bidoni sia fermata; dall’altro, provveda in tandem con i ministeri dei trasporti e della salute, a aregolamentare in modo più rigido i trasporti di sostanze potenzialmente tossiche e dannose per l'ambiente, prevedendo rigidi protocolli tesi a garantire la sicurezza di tutto l'ecosistema e della biodiversità». (da "Il Tirreno")

domenica 14 luglio 2013

Lo Stato che mangia i suoi figli


Quando uno Stato non paga i suoi debiti e lascia fallire un'impresa su tre, sta mangiando i suoi figli che lo alimentano. Quando un senatore con la faccia di maiale che ha inventato il porcellum, un sistema elettorale che ci lascia in balìa di delinquenti onorevoli, dà della scimmia ad una signora di colore che fa il ministro senza sapere che questa è una delle maggiori offese per un africano, lo Stato non esiste più. Quando un vice premier, servo dello psiconano che fa affari in khazakistan, manda 50 uomini a sequestrare e mettere nelle mani di un dittatore sanguinario una mamma con la sua bambina (leggete il diario da incubo di questa signora quando è stata prelevata da 50 uomini della nostra polizia!!!), lo Stato sta mangiando i suoi figli e quelli degli altri. Quando uno Stato confisca una casa per un debito di quattromila euro, sta uccidendo i suoi figli. Quando uno Stato aguzzino impedisce la semplice sopravvivenza, sta ammazzando i suoi figli. Quando uno Stato si mangia 830 miliardi l'anno per non darci indietro niente e lasciandoci le briciole, sta affamando i suoi figli. Quando uno Stato dice che i tumori a Taranto non sono causati dall'Ilva ma dalle troppe sigarette, allora la credibilità di un Paese è perduta. Quando uno Stato si mangia il 50 per cento di quello che producono i suoi figli, vuol dire che non li ama. Quando uno Stato serve solo dei vecchi senza far crescere i più giovani, vuol dire che sta morendo. Quando uno Stato non sa liberarsi dal giogo del condizionamento religioso, vuol dire che non ha più una morale. Quando lo Stato si fa aguzzino e la democrazia è in mano a dei profittatori, impedendo la vita e la crescita dei suoi cittadini, va fermato a tutti i costi.

Firma le petizioni per liberare l'isola di Gorgona: per la chiusura del carcere e per dire no al rigassificatore


Da qualche mese, insieme all'organizzazione internazionale Avaaz, sono partite due nuove ed importanti petizioni. Spero vorrete  firmarle convidendole con i vostri amici e conoscenti.
La prima si chiama: "Chiudiamo il carcere dell'Isola di Gorgona". La seconda: "No al rigassificatore nel mare del Santuario dei Cetacei".
Forse non tutti sanno che in Italia esiste un'isola chiamata Gorgona, a sole 19 miglia da Livorno, dove coesistono una colonia penale ed un paese che sta scomparendo.
Chiudere questa dispendiosissima prigione a cielo aperto è diventata per gli ultimi abitanti ormai una priorità. 
La grave crisi economica e i continui sprechi impediscono la soppravvivenza dignitosa di questa struttura carceraria, sempre più degradata, ma nessuno ha il coraggio di chiuderla definitivamente perché, con la scusa di un 'carcere modello' che non esiste ed è solo apparenza, si continuano a finanziare progetti inutili, al solo scopo mediatico e per mantenere con i soldi dei contribuenti una burocrazia succhiasangue. 
Casi come questi, dove lo Stato infierisce sui suoi cittadini invece di salvaguardarli, spesso a causa della mediocrità di chi si annida a caro prezzo nelle nostre istituzioni, ce ne sono tanti in Italia. Fermarne uno potrebbe dare un esempio per tanti altri presenti nella nostra Penisola. 

Intanto sta arrivando a Livorno, non lontano dall'isola di Gorgona, un enorme rigassificatore che gli stessi enti vogliono piazzare in mezzo al mare, proprio all'interno del Santuario dei Cetacei e del Parco dell'Arcipelago Toscano. Questa iniziativa va fermata a tutti i costi perché darebbe un colpo mortale all'ambiente e alla bellezza di questi mari.

Per firmare clicca qui sotto:

http://www.avaaz.org/it/petition/Chiudiamo_il_carcere_dellIsola_di_Gorgona/?launch

http://www.avaaz.org/it/petition/No_al_rigassificatore_nel_mare_del_Santuario_dei_Cetacei/?launch