martedì 11 agosto 2009

Boat.


Impeachement del premier. Sesso in cambio di favori.

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Questa volta è troppo e lei ha finito per cedere. Da anni aveva tutto sopportato, nella sua prigione dorata nei dintorni di Milano. Le amanti quasi ufficiali, le fiesta con le ninfette, le scopate con le «veline», queste ragazze ponpon dello schermo televisivo pronte a soddisfare tutti i capricci del principe. Vi si era rassegnata, tentando di proteggere i suoi tre figli dai «malefizi» dell’Orco. L’anno scorso aveva storto il naso davanti alle nomine al governo di numerose starlette della TV berlusconiana, tutte presunte amanti del Cavaliere. Ai suoi intimi confessava di essere disperata nel vedere il suo Paese trasformato in una fiera di piaceri, nella quale la libidine del padrone che avanza negli anni si libera senza ritegno. Lei aveva criticato a denti stretti questo nepotismo sessuale spudoratamente ostentato. E quel suo abbindolatore di marito, trasformato in Caligola erotomane.
Povera Italia, terra di Dante e Michelangelo, diventata Berluscoland, abbandonata a un don Giovanni patetico, sempre freneticamente di corsa dietro alla sua eterna giovinezza, a colpi d’iniezioni pelviche, d’impianti tricologici, di operazioni di chirurgia estetica, di sedute di trucco. Con quell’eterno sorriso ultrabrite, come una maschera di Scaramouche. Un Michael Jackson paracadutato in un teatro della Commedia dell’arte. Silvio il donnaiolo, che attinge dai «book» delle ragazze del suo impero televisivo la carne fresca utile per i suoi baccanali, mentre tiene a bada il suo cuore attrezzato di pacemaker e il suo cancro alla prostata. «Il birichino», il monello, è il soprannome che gli danno gli italiani, a malapena scioccati dalle sue scappatelle.
Quel 26 aprile per Veronica Lario il padre dei suoi figli commette nondimeno lo sbaglio supremo. Mentre sua figlia Barbara, incinta di sette mesi, viene ricoverata d’urgenza, lui dimentica di farle visita e preferisce passare diverse ore al compleanno di una sbarazzina, a Casoria, alla periferia di Napoli. Non si tratta più di cattivo gusto o di cafoneria, è provocazione. La signorina, Noemi Letizia, festeggia i suoi 18 anni in un ristorante popolare. Motivo ufficiale della presenza di Berlusconi: lui ha un amore smodato per questa famiglia modesta, «tanto italiana». Il Primo ministro, che Noemi chiama «Papi», paparino, pretende di seguire l’adolescente fin da quando aveva 14 anni. Sua madre sogna di farne un’attrice. A occhi chiusi lo ha confidato a Silvio l’impresario, l’uomo che fa e disfa le carriere delle bamboline catodiche.
Ciò che il Primo ministro non dice è che il padre di Noemi, Elio, è un giocatore incallito e ha debiti con la Camorra, la mafia napoletana. Zio Silvio paga sull’unghia. Perché una simile generosità? La risposta si ottiene in una sola parola: Noemi. Ogni volta che Berlusconi ha un momento libero la invita in uno dei suoi palazzi, in Sardegna a Villa Certosa, o a Roma a Palazzo Grazioli. Quando il 28 aprile il quotidiano di sinistra «la Repubblica» rivela l’insolito compleanno, Veronica Berlusconi esplode. Annuncia la sua intenzione di divorziare, parla di «malattia» di suo marito (v. l’articolo di Marcelle Padovani su l’«Observateur» dell’11 giugno), chiede agli amici politici del marito di «curarlo», addita quelle famiglie che «offrono vergini al drago». Dissotterrando l’ascia di guerra coniugale, Veronica apre un vaso di Pandora pieno di sesso e menzogne. In confronto lo scandalo ClintonLewinsky non è che una scintilla fra collegiali. Da allora le rivelazioni si moltiplicano.
La battaglia ingaggiata da Veronica Lario non è soltanto quella di una moglie ferita. La fortuna di suo marito, uno degli uomini più ricchi della Penisola, è valutata sugli 810 miliardi di euro. Egli è fra l’altro proprietario, attraverso Mediaste, di tre reti televisive private.
Noemi nuova firstlady?
L’ultima settimana di maggio «la Repubblica», in caccia su questo dossier, esce con un’informazione che semina panico nella guarnigione vicina al presidente del Consiglio: nel novembre 2008, durante un ricevimento organizzato per diversi Grandi della moda, Silvio Berlusconi ha quasi designato Noemi come la nuova firstlady. I convitati, imbarazzati, hanno creduto a una facezia del «fanfarone». Una di più. Ma quando compare l’articolo di «la Repubblica», gli avvocati di «Papi», proprio loro, percepiscono immediatamente il pericolo. «Il Boss» rischia di essere accusato di atti penalmente perseguibili a danno di minorenne. Scandalo assoluto. Tanto più che due giorni dopo le rivelazioni del quotidiano il fidanzato di Noemi, un giovane operaio di 22 anni, fa sapere, vendicativo, che la sua «ex» ha passato le feste di Capodanno nella residenza sarda, Villa Certosa. Ancora minorenne, era accompagnata da una amichetta, Roberta, anch’ella minorenne, e da numerose ragazze dalla reputazione più che dubbia, alcune delle quali sono state scelte da Berlusconi per figurare sulle liste elettorali del partito Popolo della Libertà alle elezioni europee. D’urgenza Berlusconi fa ritirare le «ragazze» dalle liste. Le showgirl rientrano nell’ombra. Una di loro la prende molto male.
Si chiama Patrizia D’Addario. Una bionda voluttuosa di 42 anni. Escortgirl di lusso, è andata a letto con Berlusconi a Palazzo Grazioli, il suo domicilio personale a Roma. L’uomo che le ha presentato il capo del governo italiano è un imprenditore della Puglia, specializzato nella fabbricazione di protesi. Giampaolo Tarantini, playboy di 34 anni, ha incontrato il suo amico Silvio in occasione delle fiesta in Sardegna, due anni prima. Da allora lo rifornisce regolarmente di «accompagnatrici».
Tarantini è anche sotto inchiesta della magistratura di Bari per un affare di corruzione nell’ambiente della sanità. Sembra interessare i giudici per la sua presenza in numerose società con base in Lussemburgo, a Londra e a Mosca. Quando apprende la sua estromissione dalla lista delle europee, Patrizia D’Addario fa tuoni e fulmini. Ma colui che lei chiama «tesoro» non risponde più alle sue chiamate. Il fanfarone l’ha umiliata. La sua vendetta sarà terribile. Perché la navigata dell’amore a tariffa, molto cauta, ha registrato la sua notte con lui, fino ai minimi dettagli. Ha anche inciso su nastro magnetico tutte le loro conversazioni telefoniche. Edificanti.
Mattina del 5 novembre: «Patrizia: Come mi hai fatto male, all’inizio, un dolore incredibile! Silvio: Fermati, non è vero. Patrizia: Si, te lo giuro, un dolore incredibile all’inizio». Più tardi: «Patrizia: Un giovane avrebbe goduto in un secondo. Sai, sarebbe venuto... hanno troppa pressione... Silvio: Di scatenare l’orgasmo. Patrizia: Sai da quanto tempo non ho fatto l’amore con qualcuno come l’ho fatto quella notte? È normale? Silvio: Se posso permettermi, dovresti cercare di godere anche da sola. Dovresti toccarti più spesso...».
Rischio di ricatti
È questo il genere di delizie che l’ escortgirl messa alla porta ha consegnato alla stampa. Soli, «la Repubblica» e «l’Espresso» pubblicano il contenuto dei torridi rapporti fra l’uomo di Stato e la puttana. Su questa traccia essi moltiplicano le rivelazioni sui «baccanali» di Villa Certosa, dove si vedono ragazze molto giovani recitare le geisha davanti a signori d’età avanzata. «El País» pubblica a sua volta una serie di scatti nei quali si scopre l’ex Primo ministro ceco, Mirek Topolanek, in costume adamitico vicino a vestali dai seni nudi! Il paparazzo all’origine dello scandalo, Antonello Zappadu, ha informatori dall’aeroporto di Olbia fino agli impiegati di Villa Certosa. Questo professionista del teleobiettivo pretende di aver scattato più di 5.000 fotografie dei party di zio Silvio. Di che compromettere un esercito di ministri ma anche di VIP stranieri, tutti persuasi che la proprietà del presidente del Consiglio, sotto sorveglianza dei servizi segreti, considerata zona militare, fosse ben protetta. Oggi Zappadu assicura di avere messo tutti questi documenti al sicuro in una cassaforte in Colombia. «Essi non hanno alcun valore giuridico, assesta Nicolò Ghedini, l’avvocato del Cavaliere e deputato del PDL. Tutto ciò che riguarda la vita privata non può essere utilizzato in giudizio». Salvo il caso che queste fotografie servano a un’inchiesta penale. Scalogna per Berlusconi, è il caso di dirlo.
Effettivamente a Bari i magistrati che seguono l’affare Tarantini – l’imprenditore è sospettato di aver organizzato una vasta rete di corruzione di funzionari dell’amministrazione sanitaria, ma anche di uomini politici, fino ai più alti livelli dello Stato – mettono le mani su tutto ciò che riguarda le sue attività. Essi non possono non trascurare il suo ruolo di procacciatore di dame di compagnia e accumulano registrazioni, foto, testimonianze, tutte una più esplosiva dell’altra. In particolare sono in possesso di una fotografia presa a Villa Certosa nella quale si vedono due giovani ragazze mentre sniffano tracce di cocaina davanti a un ilare Berlusconi.
Oggi l’Uomo che è sfuggito a quasi una ventina di inchieste giudiziarie sente l’onda d’urto dei colpi e tenta di soffocare lo scandalo. La stampa, scritta e televisiva, è sottoposta a una omertà (mafiosa) incredibile in una democrazia moderna. Soltanto il settimanale «Famiglia cristiana» e il quotidiano cattolico «Avvenire» danno il cambio a «la Repubblica»: perché nelle parrocchie la collera ribolle, certi vescovi vicini al papa fanno sapere che il debosciato spinge un po’ troppo lontano la sua comunella col Diavolo. E se il Vaticano abbandonasse colui che ha considerato fino a oggi il suo alleato? È la sola vera paura di Berlusconi. «Nell’attesa, l’opinione pubblica italiana continua a non sapere nulla di questo affare, insorge Ezio Mauro, direttore di «la Repubblica». Alla televisione neppure una parola. Berlusconi controlla tutto, i media, il Parlamento, lo Stato. La sua faccenda con la D’Addario tuttavia è un segno di grande debolezza, perché sarebbe potuto essere vittima del ricatto di un gruppo o di un’organizzazione straniera. Quella donna è penetrata in casa sua e ha registrato senza che i servizi di sicurezza se ne accorgessero. Avrebbe potuto essere armata, anche...». Con parole velate la piccola isola di stampa indipendente che in Italia resiste ancora tenta di fare passare un messaggio: Berlusconi l’invincibile è diventato terribilmente vulnerabile. Potrebbe anche essere caduto nelle mani di una mafia venuta dall’Est. Il suo desiderio morboso per le pinup l’avrebbe trascinato nella rete di un’organizzazione dagli interessi torbidi.
Nelle redazioni romane circola in questo momento una registrazione che rischia di aumentare ulteriormente lo scandalo. Due delle ministre «bamboline» di Berlusconi, già candidate per Miss Italia, Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità, e Mariastella Gelmini, ministro dell’Educazione nazionale, s’interrogano a vicenda per sapere come «soddisfare» al meglio il Primo ministro. Parlano delle punture che lui deve farsi fare prima di ogni rapporto. Se questo «audio» uscisse sulla stampa, malgrado la censura, sarebbe devastante per l’immagine del Cavaliere. Mara Carfagna, amante quasi ufficiale in questi ultimi anni, aveva querelato Sabina Guzzanti, attrice e presentatrice televisiva, per aver osato dichiarare: «Non si ha il diritto di nominare una donna ministro per le Pari Opportunità per la semplice ragione che vi ha fatto un pompino». Suo padre, Paolo Guzzanti, senatore berlusconiano, era stato punito dal «Boss» per non aver biasimato sua figlia: gli aveva tolto le guardie del corpo. «Ma se ho dovuto dare le dimissioni dal partito, precisa Guzzanti, è anche perché ero in disaccordo con la deriva pro Russia di Berlusconi nella questione georgiana. Avevo trovato anormale la sua posizione».
La pista della cocaina
Sul filo delle rilevazioni, l’ipotesi di un’infiltrazione della mafia russa nel vertice dello Stato italiano prende consistenza. «Nelle feste di Villa Cerosa, Tarantini faceva venire barcate intere di ragazze dell’Est, russe e ucraine, sottolinea un poliziotto antimafia. Con loro c’è la droga, è sicuro. Si tratta delle medesime filiere...». A Bari, con la più grande discrezione, il procuratore Giuseppe Scelsi batte questa pista della cocaina. La sua equipe ha interrogato una ventina di ragazze, fra le quali una certa Sabina Beganovic, soprannominata «l’ape regina». Serve come procacciatrice a Giampaolo Tarantini ed è una delle cocchine di «Papi». Sabina si è fatta tatuare sulla caviglia «Silvio Berlusconi, l’incontro che ha cambiato la mia vita». Frequentatrice abituale di Villa Cerosa, ha visto sfilare ministri, giornalisti e uomini d’affari in quel bunker di lusso, con piscine, laghi, vulcano artificiale e anfiteatro greco, nel quale Berlusconi canta le sue romanze e impartisce corsi di geostrategia alle lolite in estasi. Lei conosce a memoria i rituali del luogo. Le consegne del silenzio imposto alle ragazze, i regali, sempre gli stessi, fatti dal sultano al suo harem, monili che lui pretende di aver disegnato personalmente, braccialetti a forma di tartarughina o di farfalla. Per le più carine si organizzano giri nelle boutique di lusso di Porto Rotondo, con acquisti limitati a un massimo di 5.000 euro.
L’«ape regina», che era a Villa Certosa contemporaneamente alla giovane Noemi Letizia, ha parlato molto con i magistrati. La ragazza venuta dall’est ha ricordato i viaggi di Tarantini a Mosca, dove è consulente di una società, Fisiokom, gigante delle forniture ospedaliere? I giudici giocano una partita difficile. Essi sanno di essere sorvegliati dalla coorte di avvocati di Berlusconi, l’uomo più potente e ricco d’Italia. Non devono commettere il benché minimo errore. Perché ormai lo scontro è inevitabile. Un giorno o l’altro si ritroveranno davanti colui che prende in giro la giustizia da più di quarant’anni.
In questa battaglia Berlusconi – che ha appena iniziato una «dieta» estiva e una «cura antistress» ha perso un atout prezioso: il suo amico e medico personale, Umberto Scapagnini. Questo specialista della longevità, che prediceva all’«Imperatore» centoventi anni di vita e pretendeva che avesse il metabolismo di un uomo di 35 ani, è appena stato vittima di un aneurisma e si trova in coma. Chi ormai veglierà sul regime alimentare di «Papi», a base di antiossidanti e di aminoacidi?". (Nouvel Observateur)


"Sono l'unica a dire la verità, per questo sono diventata come Giovanna d'Arco". Non ha timori di esagerare Patrizia D'Addario con il reporter del Daily Telegraph: "Avrei potuto ricattare Berlusconi, ma non l'ho fatto", dice la escort barese, insistendo che "lui era una persona gradevole. E quella notte non abbiamo dormito per niente". La signora riferisce che il suo libro sulla vicenda, intitolato "La mia vita", è ormai quasi pronto. Ma la novità più gradita è la riconciliazione con sua figlia lo scorso fine settimana: "Mi ha detto: mamma, ti voglio bene, sono fiera di te", racconta la D'Addario commossa. Anche il Times pubblica un'intervista con la escort: secondo il quotidiano di Rupert Murdoch, la signora sostiene di non essere stata l'unica a frequentare le residenze del premier. Scrive il Times, "ha descritto una cultura di sesso in cambio di favori che ha raggiunto i più alti livelli del governo, e in cui altre ospiti delle feste erano ricompensate con contratti tv e lavori in politica". "Tutte parlano di quant'era gentile Berlusconi", racconta la escort, "ma non dicono delle telefonate che mi facevano dopo, dicendo: bleah, era così schifoso, metteva le mani dappertutto, faceva vomitare". Secondo la D'Addario, il premier si vantava con lei di aver risolto lui i problemi fra Usa e Russia: "Diceva che grazie a lui c'era pace fra Putin e Bush. Lui può fare tutto, è un matador". Il canadese Globe and Mail riprende il discorso del corpo dei politici e sottolinea che "non c'è doppio standard più crudele di quello che c'è in politica, dove le donne per avere successo devono essere mature e possibilmente asessuate (vedi Margaret Thatcher e Angela Merkel). Per una donna, essere attraente è persino uno svantaggio. Invece gli uomini ottengono un punteggio extra se sono sciupafemmine, soprattutto nell'Europa continentale.
In Europa il politico più ricco e di maggior successo è Silvio Berlusconi, un magnate dei media di 72 anni con un insaziabile appetito per 'le veline', le donne con gambe lunghe e grande seno che si vedono in tutti gli show della tv italiana. E' così vigoroso che il suo medico personale lo ha descritto come 'tecnicamente quasi immortale'. Numerosi scandali sessuali hanno solo leggermente intaccato la sua popolarità. Ma ciò che più lo ha ferito non sono le rivelazioni sulla sua vita sessuale, ma l'accusa che ha pagato". Il Cavaliere trova un alleato nello spagnolo El Mundo, che giudica "immonda" la campagna di stampa. "Invidia e opportunismo spacciati per purintanesimo. Berlusconi non ha commesso alcun delitto nella sua vita privata, anche se l'infedeltà e la lussuria possono essere peccato per i benpensanti, gli ipocriti e i preti, ma non sono crimini". Secondo il giornale madrileno, "quello che fa Berlusconi, se lo fa, con le veline o con chiunque nella sua villa sarda è lo stesso che faceva Marco Antonio ad Alessandria, Tiberio a Capri, Nerone nella città che allora non era eterna, e tutti i cesari dove gli veniva la voglia". L'editorialista conclude (con un errore sui luoghi del potere romano): "Meglio avere un peccatore pagano al Quirinale che un santone giudeo-cristiano alla Moncloa". Sulla rivista argentina Interviù la copertina è una foto di Barbara Montereale a seno nudo e il titolo recita: "La nuova Berlusconi girl rivela tutto". E la ragazza insiste: dal premier ha avuto solo un bacio sulla fronte e una busta con 10 mila euro. L'ugandese Daily Monitor attacca Berlusconi, "non come primo ministro, ma come proprietario del Milan". Secondo il giornale africano, i rossoneri hanno sbagliato la campagna acquisti". (La Repubblica)

E ora via le croci da scuole e tribunali.

"I docenti di religione cattolica non possono partecipare "a pieno titolo" agli scrutini ed il loro insegnamento non può avere effetti sulla determinazione del credito scolastico: a stabilirlo è il Tar del lazio, che con la sentenza n. 7076 ha accolto i ricorsi presentati, a partire dal 2007, da alcuni studenti, supportati da diverse associazioni laiche e confessioni religiose non cattoliche, che chiedevano l'annullamento delle ordinanze ministeriali firmate dall'ex ministro Giuseppe Fioroni e adottate durante gli esami di Stato del 2007 e 2008. Contraria alla sentenza la parlamentare del Pd, Paola Binetti: "Così si creano insegnati di serie A e serie B; la religione non è un optional". L'inclusione della religione nella rosa delle materie da cui scaturiscono i giudizi degli allievi è ritenuta illegittima. Per i giudici amministrativi "l'attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato italiano non assicura la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni o per chi dichiara di non professare alcuna religione, in Etica morale pubblica". Nella sentenza, emessa il 18 luglio e resa nota in questi giorni, i giudici fanno menzione anche del principio della laicità dello stato, enunciato dalla corte costituzionale (sentenza n.203/89), ritenuto garanzia dello stato per la salvaguardia della libertà religiosa, in regime di pluralismo confessionale e culturale: "sul piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può assolutamente - sottolinea il Tar- essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto scolastico".
Quindi, ha precisato ancora la sentenza, "lo Stato, dopo aver sancito il postulato costituzionale dell'assoluta, inviolabile libertà di coscienza nelle questioni religiose, di professione e di pratica di qualsiasi culto, non può conferire ad una determinata confessione una posizione dominante". Vengono così accolte in pieno le richieste formulate dalle diverse associazioni coordinate dalla consulta romana per la laicità delle istituzioni e dall'associazione "Per la scuola della Repubblica" (che giudicano la "sentenza illuminante"). Ad esse il Tar ha riconosciuto la richiesta di salvaguardia dei valori di carattere morale, spirituale e/o confessionale che "sono tutelati - secondo i giudici regionali - direttamente dalla costituzione e che quindi come tali non possono restare estranei all'alveo della tutela del giudice amministrativo". (La Repubblica)

lunedì 10 agosto 2009

Gorgon island.


Impeachement del premier. Contro gli italiani.

"Che cosa preoccupa il Cavaliere, che cosa turba i suoi sogni, oltre alle vicende di donne, di escort, o è meglio chiamarle prostitute, che stanno movimentando la nostra primavera e la nostra estate? Probabilmente una delle ragioni della preoccupazione è il riaprirsi delle indagini sui mandanti occulti delle stragi e l’emergere di quella famosa lettera, anzi delle tre ormai famose lettere: famose per noi, che ne abbiamo parlato qui a Passaparola, famose per pochissimi di quelli che hanno visto i telegiornali, visto che non hanno mai sentito raccontare la verità neanche su molti dei grandi giornali, a parte qualcuno, quindi sicuramente c’è questo: le famose lettere di Provenzano al Cavaliere. Ma c’è anche un paio di novità che spuntano a Milano e che sono molto poco conosciute: che io sappia ne ha parlato soltanto Luigi Ferrarella una volta su Il Correre della Sera e ne hanno parlato Paolo Biondani e Vittorio Malagutti su L’Espresso. Una è l’indagine Mediatrade e l’altra è l’indagine sulla Harner Bank di Lugano. Ve le spiego, cercando di farmi capire rapidamente, perché queste sono indagini che non sono coperte dal Lodo Alfano, sapete che il Lodo Alfano copre soltanto i processi e quindi le indagini anche alle alte cariche si possono ancora fare, sei processi a Berlusconi sono bloccati: è bloccato il processo Mills per Berlusconi e è bloccato il processo sulla compravendita dei diritti Mediaset, dove il Cavaliere è imputato di falso in bilancio, frode fiscale e appropriazione indebita, invece le indagini si possono fare. Ebbene, stanno arrivando a conclusione, per la scadenza dei termini a indagare, le indagini su Mediatrade: che cosa è Mediatrade? E’ una società controllata dal gruppo Berlusconi che, dal 1999, ha il compito di acquistare i diritti per la trasmissione dei programmi televisivi e cinematografici sulle reti Fininvest, diritti che vengono comprati soprattutto negli Stati Uniti, presso le Major di Hollywood , prima questi diritti li comprava per conto del gruppo una società maltese, la Ims e adesso, dal 99 in poi, li compra Mediatrade. Conseguentemente l’indagine Mediatrade è un filone separato che nasce dall’inchiesta sulla compravendita dei diritti televisivi. Abbiamo già spiegato altre volte come avveniva, secondo l’accusa, questa compravendita: se a comprare i film dalle case di produzione americane e i telefilm, le fiction e tutto il resto è direttamente la società Fininvest prima e Mediaset poi, si stabilisce il prezzo e è finita lì. Invece, secondo l’accusa, Fininvest e poi Mediaset che cosa facevano? Facevano comprare i film da società off shore nei paradisi fiscali, che erano controllate, ma solo occultamente, dal gruppo e quindi non risultavano del gruppo e allora i film, a ogni passaggio di proprietà, aumentavano di valore: un aumento fittizio che andava a creare una gigantesca provvista di fondi neri, che poi si fermava sulle varie società che, a catena, si passavano questi film. La prima comprava a dieci, la seconda a quindici, la terza a venti, la quarta a trenta, la quinta a quaranta e alla fine, quando arrivava al destinatario finale, l’utilizzatore finale lo potremmo sempre chiamare, valeva molto di più di quello che valeva in realtà e tutto il resto si era fermato sotto forma di fondi neri, in barba al fisco, in barba alla trasparenza dei bilanci per andare a alimentare questo grande polmone di fondi neri, di cui Berlusconi è considerato l’utilizzatore finale davvero, perché è imputato per appropriazione indebita, ossia per aver derubato le casse delle sue società, che sono per giunta in parte quotate in borsa, oltre a non averci pagato le tasse e aver falsificato i bilanci, sempre nell’ipotesi d’accusa.
Ebbene, di quest’indagine c’è uno stralcio, c’è un filone parallelo che riguarda appunto Mediatrade: Berlusconi sa di essere indagato fin dal 2007, quando i magistrati gli notificarono un avviso di proroga delle indagini, lui è sospettato, è iscritto nel registro degli indagati per concorso in appropriazione indebita, insieme a altri. Ossia un’altra volta è accusato di avere attinto a piene mani dalle casse delle sue società e questi sono fatti molto recenti, sono fatti che si riverberano sui bilanci del gruppo molto recenti, quindi sono difficili da fare cadere in prescrizione: prepariamoci a qualche altra legge ad personam . In questo fascicolo si dice che ci sono in ballo 100 milioni di Euro, una bella sommetta: inizialmente sembrava che quei soldi se li fosse fregati il produttore egizio /americano Frank Agrama, che è un vecchio amico di Berlusconi, che è un produttore di film, che è un suo sodale e pareva essersi fregato questi soldi e averli depositati sui conti di una società di Hong Kong, insomma che avesse fatto la cresta dalle casse dal biscione. In realtà, secondo l’accusa della Procura di Milano, quelli non erano soldi rubati da Agrama: erano soldi che Agrama aveva messo da parte anche per conto di Berlusconi, ossia Agrama sarebbe niente altro che un socio occulto di Berlusconi che ha messo da parte un altro bel po’ di fondi neri e da qui l’accusa ai due di appropriazione indebita. Inizialmente Berlusconi, insieme a Confalonieri e a altri sette imputati, era stato rinviato a giudizio - scrive Ferrarella su Il Corriere della Sera - con l’accusa di aver mascherato la formazione di ingenti fondi neri dirottati dalle casse della Fininvest e della Mediaset verso i conti esteri gestiti dai suoi fiduciari, che erano appunto quelle provviste di nero che nascevano dalla catena di Sant’Antonio delle varie società che si passavano l’una con l’altra i film e quindi di aver gonfiato i prezzi di quei film. Nel 2008 è passata la legge Alfano e quel processo lì è stato congelato in attesa che la consulta si pronunci, sperando che non avvengano altre cenette intime tra i giudici della consulta e l’utilizzatore finale del Lodo Alfano. Molte delle accuse, nel frattempo, in quel processo sono state falcidiate dalla prescrizione e, in parte, anche grazie alla legga ex Cirielli, che ha anticipato i termini della prescrizione, perché all’inizio, nel processo Mediaset, Berlusconi e i suoi coimputati erano accusati di appropriazione indebita per 276 milioni di dollari e frodi fiscali per un valore di 120 miliardi di lire, fino al 1999. Dopodiché, nella contestazione suppletiva, il magistrato, Pubblico Ministero De Pasquale, ha allungato il falso in bilancio fino al 2001, cioè ancora fuori dalla prescrizione, facendo arrivare delle carte proprio da quel processo stralcio, il processo Mediatrade, che è questa società controllata che, materialmente, ha il compito, per conto di Mediaset, di acquistare i film dalle Majors , o i diritti per trasmettere i film dalle majors . Questo è il fascicolo che preoccupa Berlusconi, sia perché i fatti sono molto recenti e quindi non saranno facili da mandare in prescrizione così rapidamente, sia perché in questo processo siamo nuovamente nel pieno dei fondi neri, dei paradisi fiscali che lui poi, nei vertici internazionali insieme al suo sodale Tremonti, dice di voler combattere per un ritorno all’etica nella finanza. Bene, Il Corriere parla di conti esteri nei paradisi fiscali dai nomi pittoreschi: c’è il conto Trattino, il conto Teleologico, il conto Litoraneo, il conto Sorzio, il conto Clock, il conto Pace etc. etc.. Questo è un processo che sta arrivando alla conclusione nella fase delle indagini e pare che la Procura, appunto, voglia depositare gli atti in attesa - così di solito avviene - di chiedere il rinvio a giudizio del Presidente del Consiglio, quindi questo sarebbe un altro processo che andrebbe a aggiungersi ai due congelati a Milano, senza dimenticare che ce ne è pure uno congelato a Roma: quello per la compravendita dei Senatori nel caso Saccà, che il G.I.P., interpretando il Lodo Alfano in maniera estensiva e considerando coperta anche la fase delle indagini dal Lodo Alfano, ha sospeso in fase di indagine, sempre in attesa che la Corte Costituzionale ci dica se il Lodo è legittimo oppure no.
C’è invece l’altra inchiesta: un’altra inchiesta che, per il momento, almeno da quello che si sa non coinvolge Berlusconi personalmente, ma coinvolge la banca di riferimento di Berlusconi, della sua famiglia e dei suoi cari. La banca si chiama Harner, è nata come Finanziaria a metà degli anni 90 e poi è diventata una banca a tutti gli effetti, sta, come sede centrale, a Lugano e l’11 giugno scorso è stata perquisita dalla Guardia di Finanza, in seguito a un’indagine della Procura di Milano che è nata proprio dalla denuncia di alcuni ispettori della Banca d’Italia e l’indagine parla di riciclaggio di denaro sporco o sospetto. Ci sono molte ombre sulla filiale italiana milanese di questa Harner Bank, si parla di giochi di sponda milionari con, tanto per cambiare, paradisi fiscali: questo scrivono Malagutti e Biondani su L’Espresso. Gli ispettori della Banca d’Italia hanno sostenuto che, dai loro rilievi, non è possibile, in questo momento, risalire, individuare il reale beneficiario di queste triangolazioni con i conti esteri e le società off shore. Da 15 anni la Harner è la banca di fiducia di Berlusconi, lì avvengono operazioni fiduciarie, lì avvengono operazioni per investimenti, è la cassaforte che amministra una parte del patrimonio del nostro Presidente del Consiglio e della sua famiglia. Tant’è che il conto di gestione intestato a Silvio è il numero uno nella filiale italiana della Harner, è il cliente privilegiato e poi ci sono anche i conti dei suoi amici più stretti: per esempio, lì ha i suoi conti il fondatore della Mediolanum Ennio Doris, lì ha i suoi conti la famiglia Previti, lì ha i suoi conti Salvatore Sciascia, l’ex addetto ai servizi fiscali della Fininvest, poi condannato per corruzione della Guardia di Finanza e quindi promosso immediatamente in Parlamento e lì hanno parcheggiato un bel po’ di soldi tre Finanziarie tra quelle che controllano la Fininvest, che sono la Holding italiana 2, 8 e 5 e sono amministrate tutte e tre dai figli di primo letto Marina e Piersilvio. Naturalmente questa banca viene scelta perché garantisce la riservatezza assoluta, garantisce fondi di investimento alle Bahamas e in società lussemburghesi, ottimi rapporti con paradisi fiscali, di recente ha addirittura inaugurato, la Harner Bank, un ufficietto a Dubai, che è l’ultimo grido dell’off shore nel mondo. Sapete che l’off shore si sta spostando dal centro America ai paesi arabi proprio perché nel centro America da parte dei vertici internazionali, si è detto che i paesi devono chiudere le casseforti estere e quindi, invece di chiuderle, semplicemente le trasferiscono in posti più lontani, più esotici, più lontani dalle telecamere. Uno dei fondatori di questa banca si chiama Paolo Del Bue, il quale è coimputato, insieme a Berlusconi e agli altri, nel processo sui fondi e sui film di Mediaset, è stato uno dei protagonisti della vicenda Mills, l’avvocato Mills è l’avvocato che aveva creato le società estere off shore del gruppo Fininvest, Del Bue è uno dei soci fondatori della Harner Bank. Ebbene, questa banca ha avuto diverse traversie, perché dopo alcune pressioni delle autorità di vigilanza Svizzere aveva nominato un nuovo Presidente di garanzia, un revisore dei conti, un certo Adriano Vassalli, poi nel 2008 sono successe altre cose: c’è stata l’ispezione della Banca d’Italia nella filiale italiana, dove si sono scoperte queste sospette operazioni di riciclaggio, è partita l’indagine alla Procura di Milano per riciclaggio e, nel frattempo, anche la Procura di Palermo si è interessata al direttore e altro socio fondatore della Harner, che si chiama Nicola Bravetti, che è stato arrestato dai magistrati antimafia di Palermo con l’accusa di aver intestato fittiziamente dei beni, aiutando così un imprenditore siciliano, un certo Francesco Zummo, a fare sparire delle somme notevoli, 13 milioni di Euro, alle Bahamas. Zummo era stato condannato in primo grado per associazione mafiosa, poi è stato assolto in appello dall’accusa di riciclaggio e insomma è accusato di essere un bel personaggino dai giri giusti in questa finanza torbida; è stato arrestato il direttore della filiale italiana della Harner, questo Nicola Bravetti, appunto, per avergli dato una mano a fare sparire un po’ di soldi e questa filiale italiana è proprio quella che ha, come cliente numero uno, Silvio Berlusconi e a seguire tutti i suoi cari e una parte della sua numerosa famiglia. I Pubblici Ministeri di Palermo sono riusciti addirittura a ottenere una risposta alle rogatorie dalle Bahamas, cosa che di solito non accade mai e quindi a fare sequestrare quei 13 milioni che Zummo, secondo l’accusa, avrebbe fatto sparire ai Caraibi con l’aiuto del direttore della filiale italiana della Harner Bank e adesso sta esaminando l’enorme documentazione che, dalle Bahamas, è arrivata a Palermo, a carico del banchiere e del suo sodale. La banca ha detto di non avere niente da nascondere e che Zummo, essendo stato assolto in appello dall’accusa di riciclaggio dopo una condanna in primo grado di cinque anni, questo fa cadere tutta l’accusa anche nei confronti di quello che l’ha aiutato, ma in realtà invece i magistrati rispondono che l’intestazione fittizia di beni è vietata indipendentemente dalle vicende penali del beneficiario di questa intestazione di beni. Insomma, abbiamo addirittura il nuovo governatore Draghi, il governatore della Banca d’Italia Draghi, che aveva designato al vertice della Harner Alessandro Maggiorelli, il quale adesso è finito anche lui sotto inchiesta per favoreggiamento in queste storie e in altre storie di riciclaggio, sempre da parte della Procura di Milano. Quindi una banca che ha i suoi vertici sotto osservazione di due Procure della Repubblica, Milano e Palermo, per storie di presunto riciclaggio, un cliente è Silvio Berlusconi, che evidentemente ha cominciato a dare - chissà come mai! - segni di nervosismo. Ne sapremo di più alla ripresa dell’attività giudiziaria ma, anche da questi fronti, possiamo capire per quale motivo il Cavaliere è così agitato". (Marco Travaglio)